Quirinale, regge il patto del Nazareno

Berlusconi silenzia Brunetta, tensione invece sull’Italicum. Serracchiani: confronto con tutti i partiti
Giuliano Amato a Palazzo Giustiniani durante la presentazione del libro 'Il settennato di Giorgio Napolitano', il 24 aprile 2013 a Roma..ANSA/ GUIDO MONTANI
Giuliano Amato a Palazzo Giustiniani durante la presentazione del libro 'Il settennato di Giorgio Napolitano', il 24 aprile 2013 a Roma..ANSA/ GUIDO MONTANI

ROMA. Regge il patto del Nazareno e nel Pd sul Quirinale si respira un’aria ottimista, tanto che diversi dirigenti cominciano a immaginare di poter eleggere il nuovo capo dello Stato già nelle prime votazioni. Il nome del candidato ancora non c’é anche se si torna a parlare con forza di Giuliano Amato, ma il segnale che l’intesa con il Cavaliere sia più solida che mai arriva dalla bacchettata che il leader di Forza Italia riserva a Renato Brunetta, reo di aver attaccato Matteo Renzi.

«Leggo un’ultima agenzia con dichiarazioni dell’onorevole Renato Brunetta che a suo dire io condividerei, è esattamente il contrario, non sono d’accordo sui giudizi espressi da Brunetta e neppure sulla sua abitudine di attaccare personalmente gli avversari politici: chiedo a Brunetta di cambiare atteggiamento», recita la nota dell’ex premier.

A far imbufalire Berlusconi una dichiarazione del capogruppo al Gr1 con la quale aveva bollato Matteo Renzi come fannullone perché vuole aspettare il 20 febbraio per i decreti fiscali. Quanto alla scelta di Renzi di procedere, come aveva annunciato, con l’approvazione di Italicum e riforma, Brunetta aveva tagliato corto: «Renzi non è il padrone del Parlamento», Berlusconi è «assolutamente d’accordo».

La pubblica smentita di Berlusconi arriva in una giornata segnata dal cauto ottimismo di Pd e Ncd. «In questi quindici giorni il Pd si gioca tutto», avverte Matteo Orfini, il presidente del partito che auspica per la successione a Napolitano una soluzione con la massima condivisione».

«La direzione del Pd è stata importante, penso che con questo metodo potremmo fin dalle prime votazioni un ottimo risultato», si spinge a dire il capogruppo del Pd Roberto Speranza. «Vogliamo che il presidente della Repubblica venga scelto dal più ampio numero di parlamentari possibile».

Non chiude le porte del confronto a nessun partito, il vicesegretario Pd Debora Serracchiani, a proposito delle elezioni del successore di Napolitano. Il Pd, ha detto a margine di un convegno a Milano, «elegge il presidente con tutte le forze politiche, se qualcuno vorrà partecipare alle elezioni ben venga». Ecco perchè, ha continuato Serracchiani, «parleremo con Forza Italia, abbiamo aperto al M5s, ovviamente partiamo dalla maggioranza di governo, quindi anche dal Nuovo Centrodestra.

«Per Brunetta il nuovo presidente non deve esser un comunista, per Cuperlo può non essere della “ditta”: siamo sulla buona strada», dice Nunzia De Girolamo (Ncd). Il Pd sembra compatto sul Quirinale ma la minoranza non cede sulle riforme. Sarebbero una trentina i parlamentari che senza modifiche non voteranno l’Italicum. Sul fronte del Quirinale è da tenere d’occhio il prossimo incontro tra Berlusconi e Alfano con l’obiettivo di trovare un candidato comune moderato sul quale far convergere i voti nelle prime votazioni. Sempre che Renzi il 28, all’assemblea dei grandi elettori dem, non proponga un nome votabile per Pd, Ncd e Fi.

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