La storia di Alessia da pornoattrice a fashion blogger

Era balzata agli onori delle cronache locali, suscitando non poco scalpore nella placida realtà friulana, nel 2009 quando, con il nome d’arte di Lola Ferri, era stata intervistata dalla trasmissione “Le Iene” al momento del debutto in quel mondo dell’hard in cui ha girato in pochi mesi quattro film a luci rosse. Ma poco più di cinque anni dopo Alessia Milanese, trentatreenne udinese ed ex studentessa dello Stellini, ha cambiato completamente vita. Abbandonate le telecamere, e archiviati i successivi spettacoli di burlesque in giro per l’Italia, adesso veste i panni della fashion blogger attraverso il portale www.thechilicool.com.
Alessia, il mondo dell’hard ormai lo abbiamo gettato definitivamente alle spalle?
Sì, è stata una parentesi, durata poco tempo, che fa parte del mio passato. Non ne vale assolutamente la pena, nemmeno economicamente. Ormai se giri un film oggi, domani lo trovi in rete da poter scaricare gratuitamente. Specialmente nell’est europeo, poi, ci sono ragazze che si accontentano di qualche centinaia di euro per una scena. In Italia va leggermente meglio, ma in definitiva, tenendo anche in considerazione come l’ambiente non sia dei migliori, il gioco non vale la candela.
A proposito della realtà a luci rosse: ti è mai stato proposto di diventare una escort?
Certamente, ma io ho sempre rifiutato. Quando frequenti determinati ambienti la proposta di fare la escort diventa quasi automatica. Anzi, è pressoché scontata. Guardate quello che accade alle attrici americane, in Paesi dove la mentalità è meno bigotta e più aperta della nostra, il passaggio dal set al diventare accompagnatrici è pressoché immediato.
Tutto archiviato anche per quanto riguarda gli spettacoli di burlesque?
Da un paio d’anni, ormai, non vado più in scena, ma ho ancora in garage la coppa di champagne formato gigante in cui mi esibivo. Come tutte le mode, in Italia, è durata poco ed è un peccato perché, secondo me, se strutturato in una certa maniera, con eleganza e savoir faire, poteva davvero essere una forma d’arte figurativa da sviluppare e proporre al grande pubblico.
Il passo dal burlesque al diventare una fashion blogger come si compie?
Il blog, in realtà, l’ho aperto alla fine del 2010 perchè sono sempre stata un’appassionata di moda. All’epoca, in rete, si trovavano soprattutto pagine di bloggers stranieri, specialmente statunitensi, mentre l’Italia rappresentava ancora una terra vergine e completamente da esplorare. Non ho mai concepito il blog come un gioco, o un vezzo, ma come qualcosa a cui dedicarsi a tempo pieno. Un lavoro in tutto e per tutto che, per essere realizzato bene, implica costanza e tanto impegno.
Ma come ci si guadagna da vivere attraverso un blog dedicato alla moda?
Le vie sono molteplici. Ci sono i cosiddetti “post sponsorizzati” in cui si realizza una sorta di redazionale, correlato da foto, per un determinato brand o per un’azienda assieme a una serie di link che rimandano ai siti internet delle imprese. Oppure ci sono gli uffici marketing dei diversi marchi che, in base alla visibilità più o meno elevata di un blog, ti contattano per realizzare servizi con i loro capi che poi vengono pubblicati o postati. E poi ci sono le presenze agli eventi specializzati o alle kermesse di moda. La concorrenza è alta, senza dubbio, ma ultimamente c’è stata una discreta scrematura tra blog professionali e dilettantistici.
Come sta andando il lavoro?
Bene, sono molto soddisfatta. In questi anni ho collaborato con marchi come Nara Camicie, Pinko, Ottaviani, Htc e Samsung. Sono stata invitata in Brasile per l’annuale “Brazilian Foot Wear” e a Parigi per imbastire uno showroom privée. Recentemente, inoltre, “Les Cahiers Fashion Marketing”, uno dei più importanti siti specializzati in materia, ha valutato il mio blog come il migliore tra i primi cento in Italia per qualità dei prodotti, dei testi, delle foto e del layout.
In Regione non hai mai lavorato con nessuno?
Sì, con il mobilificio Presotto di Brugnera siamo andati all’ultimo “Fuorisalone” di Milano, in occasione del salone internazionale del mobile. Mi hanno cercato e voluto per realizzare un evento ad hoc per l’azienda, assieme a quattro modelle, che ha riscosso un buon successo di pubblico e di critica.
Ti sei mai pentita della tua vecchia vita o ti ha mai creato problemi nella tua attuale attività?
Sì, qualche rimorso ce l’ho perché ci sono persone che, adesso, scavano nel passato per cercare di screditare quello che porto avanti con passione e tenacia. Ma per il resto non mi pento di nulla. Vado avanti a testa alta e orgogliosa della mia indipendenza tanto è vero che ho sempre rifiutato le proposte di acquisizione del blog, e non sono state poche, che mi hanno recapitato in questi anni.
Ma Alessia, da grande, che cosa vuole fare?
Innanzitutto continuare a sviluppare il mio blog e, fra pochi mesi, spero di riuscire a pubblicare il mio primo libro sul mondo della moda. Mi piacerebbe, però, diventare una “style coach”, cioè una figura a cui le persone si rivolgono per imparare a vestire con stile ed eleganza.
Mattia Pertoldi
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