Fondi alla KappaVu, è scontro in Regione Fi: «Negano le foibe»

Novelli attacca l’editore friulano per i 20 mila euro pubblici. Ma gli intellettuali rilanciano: «Si organizzi un dibattito»

UDINE. Va finanziata o non va finanziata l’attività di una casa editrice che pubblica testi che non si condividono? Questo par essere il più recente dei dilemmi.

Parafrasando Amleto, i 20 mila euro che nel riparto dei fondi alla cultura la Regione ha destinato alla casa editrice KappaVu di Udine, sono oggetto di animato dibattito tra centrodestra e centrosinistra, esponenti di giunta e famosi intellettuali, e meritevoli di essere ripresi anche dalla stampa nazionale.

La provvidenza è prevista all’articolo 6, comma 10, del disegno della legge finanziaria 2015, il destinatario è la KappaVu sas e la motivazione attiene alle misure che la stessa Regione si è data per sostenere, tutelare e valorizzare la lingua friulana.

A sollevare la questione è stato, per primo, il consigliere regionale di Forza Italia Roberto Novelli il quale ha annunciato la presentazione di un emendamento che ha lo scopo di cancellare il finanziamento.

Nell’iniziativa lo sostengono i Giovani di Fi che con il coordinatore regionale, Nicolò Fantin, bocciano come «inaccettabile e vergognoso che la Regione finanzi un’associazione che al suo vertice ha una persona che nega la tragedia delle foibe». Il riferimento va ad Alessandra Kersevan che ha un’opinione propria sull’esodo istriano e sulla tragedia delle foibe.

La richiesta del centrodestra è esplicita: «la giunta proceda immediatamente a togliere questa associazione dalle tabelle delle società finanziate».

In difesa della KappaVu diversi intellettuali che hanno inviato all’assessore alla Cultura Gianni Torrenti ed anche alla presidente Serracchiani, una lettera. Le firme in calce sono quelle di Alessandro Volk, Claudia Cernigoi, Paolo Consolaro, Federico Tenca Montini, Boris M. Gombac, Wu Ming, Adriano Ceschia, Gregorio Piccin, Adriano Hvalica Qualizza, Tommaso Di Francesco... solo per citarne alcuni.

«Leggiamo - scrivono gli storici a Torrenti - che lei avrebbe dichiarato alla stampa che la KappaVu in quanto tale, e quindi tutti i suoi autori di testi storici, negherebbe la drammatica vicenda della resa dei conti avvenuta alla fine della guerra (impropriamente definita vicenda delle foibe) e sosterrebbe idee non condivisibili. Se tali affermazioni risultassero vere sarebbero da un lato assurde (com'è infatti possibile negare la portata storica di un vicenda che è argomento quasi quotidiano di dibattito e strumentalizzazioni politiche da ormai 70 anni?) e dall’altro mistificanti e offensive.

Questo perché, al di la della inaccettabile riduzione dell’attività editoriale in campo storico della KappaVu al solo tema della resa dei conti alla fine della guerra, quello che portiamo avanti nei testi che pubblichiamo non sono idee, condivisibili o meno, bensì ricerca storica. La quale si occupa di ricostruire le vicende storiche collocandole nel loro tempo e contesto sulla base del maggior numero possibile di fonti prodotte dal maggior numero possibile di soggetti coinvolti.

Naturalmente riteniamo che le nostre ricerche possano e debbano essere discusse, ma non in base a preconcetti, stereotipi ed “idee”, bensì sulla base delle fonti. Siamo perciò disponibilissimi a un pubblico dibattito storiografico sulle vicende in questione - concludono - e auspichiamo che il suo assessorato voglia prendere l’iniziativa di promuoverlo».

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