“Bella Ciao” e letture per contrastare i nazionalisti in piazza

Nessun discorso ufficiale solo canti e letture davanti al monumento alla Resistenza. L’Associazione partigiani, Rifondazione comunista, la Rete antifascista, l’Unione sindacale italiana e l’Arci, hanno preferito replicare ricordando i morti per la libertà a Forza nuova che contemporaneamente sfilava in Borgo stazione per denunciare la scarsa sicurezza nella zona. Non è stato il corteo a preoccupare l’Anpi quanto il fatto che la manifestazione sia stata organizzata nel quartiere con la maggior presenza di immigrati e che Forna nuova vada a braccetto con la Lega.
L'ANPI
«La nostra non è una contro manifestazione» ha spiegato il vicepresidente dell’Anpi, Elvio Ruffino, bensì un «valore morale». Nonostante la pioggia, una cinquantina di persone si sono ritrovate nel piazzale, d’altra parte della città rispetto al corteo di Forza nuova, presidiato dalla polizia. Qui sono arrivati anche la consigliera regionale del Pd, Silvana Cremaschi, l’assessore comunale ai Servizi sociali, Antonella Nonino, i consiglieri comunali Maria Marion e Mario Barel (Pd). Tutti hanno letto le lettere scritte ai genitori, alle mogli e ai figli, dai condannati a morte della Resistenza. Parole toccanti che a distanza di 60 anni commuovono ancora. Il tutto intervallato dai canti della Resistenza intonati da un gruppo di componenti del Coro popolare.
A preoccupare il movimento antifascista è il fatto che le iniziative di Forza nuova trovino l’appoggio del Carroccio. A farlo notare è stato l’ex assessore comunale, Kristian Franzil, in veste di rappresentante di Rc e della Raf, prima di aggiungere: «Udine, città antifascista, non può accettare che ogni anno, con le piogge, escano i militanti di Forza nuova. Questi ultimi devono capire che qui non c’è terreno per loro». Dello stesso avviso Renato Grego, il segretario generale dell’Usi.
Commenti più o meno politici a parte, la manifestazione pacifica dei “fazzoletti rossi” è proseguita per circa un’ora. Tutto si è svolto come previsto: le uniche parole che riecheggiavano davanti al monumento della Resistenza erano quelle dei condannati a morte che prima di morire per la libertà raccomandavano alle mogli di educare i figli con i loro stessi ideali, invitavano i genitori a ricordare che morivano per una giusta causa.
Nessun eccesso quindi per una manifestazione che ha voluto andare oltre lo scontro politico rispolverando i valori morali della Costituzione. Ecco perché hanno limitato gli striscioni, l’unico affisso attorno al perimetro del monumento era quello della Raf.
Da parte sua, l’Anpi ha continuato a denunciare «il tentativo di Forza nuova di sfruttare le inquietudini dei cittadini e i problemi sociali aggravati dall’attuale situazione economica come pretesto per rilanciare vecchie idee totalitarie e razziste». A indispettire il movimento partigiano è stato il fatto lo slogan “La sicurezza di Borgo stazione per la difesa dell’identità italiana del borgo e dei suoi abitanti” sia stato coniato per denunciare una situazione che non può essere attribuita solo alla presenza degli immigrati.
Sia in piazzale della Repubblica che in piazzale XXVI Luglio tutto si è svolto pacificamente sotto la pioggia battente. Entrambi i luoghi erano presidiati da poliziotti, carabinieri e vigili urbani.
FORZA NUOVA
Un presidio fisso delle forze dell'ordine per garantire maggiore sicurezza ai residenti di Borgo stazione e porre fine al degrado che vive oggi la zona . Questa la richiesta dei militanti di Forza Nuova e Fiamma Tricolore, che si sono riuniti in piazza della Repubblica per formare il corteo di protesta e «far valere le istanze avanzate dai cittadini e dal Comitato Borgo stazione, da troppo tempo ignorate dal sindaco».
Richieste, secondo il coordinatore regionale di Forza Nuova Simone Mestroni, che definisce il partito di appartenenza «nazionalista identitario», in cui il tema è la sicurezza, e dove l'aspetto dell'immigrazione è secondario: vorremmo vedere il sindaco impegnarsi con la stessa determinazione con cui ha trascritto i matrimoni gay».
Sotto la pioggia, caduta incessantemente per tutte le due ore sulla città, i partecipanti, poco più di un centinaio giunti da tutta la regione e dal Veneto, hanno marciato da piazza della Repubblica lungo le vie Carducci e Aquileia, per raggiungere piazzale D’Annunzio, sventolando le bandiere di Forza Nuova, del Friuli, della Vandea e il Tricolore.
Ad aprire il corteo, accompagnato da fumogeni bianco-rosso-verdi e sulle note dell'inno nazionale di Mameli, il camioncino dal quale il coordinatore ha lanciato slogan per difendere l’identità del borgo, contro gli immigrati, per affermare il diritto al lavoro e alla casa degli italiani, e per il ripristino degli accordi di Schengen.
«Vent’anni di immigrazione hanno rovinato Borgo stazione» recitava uno dei tre striscioni, accanto a «esportiamo laureati, importiamo disperati» e «spaccio, violenza, furti, prostituzione, ora basta».
Nessuno scontro tra i manifestanti, scortati in forze da polizia, carabinieri e vigili urbani, e gli abitanti stranieri del quartiere, a parte qualche invettiva lanciata dai balconi dei palazzi di via Aquileia, e da un gruppo di stranieri radunati a presidiare pacificamente l’angolo tra le vie Roma e Leopardi. Accanto agli immigrati anche alcuni friulani che hanno esposto lo striscione con la scritta «è il razzismo l’unico elemento che degrada il nostro quartiere», al contrario, a detta di un’abitante della via, «molto gradevole sia dal punto di vista architettonico, che umano».
*ha collaborato Giulia Zanello
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