Friuli indipendente, il referendum fa flop: solo 6 mila votano

A quattro giorni dalla chiusura la consultazione non decolla. I promotori ne aspettavano 30 mila: ma avanti lo stesso

UDINE. Speravano di raggiungere 30 mila voti, invece, a soli quattro giorni dalla chiusura delle urne digitali per il referendum indipendentista, per ora si sono fermati a quota 6.189. Un risultato che delude, un vero e proprio flop ma non per gli organizzatori.

«Certamente speravamo di ottenere un numero maggiore di voti – spiega Adriano Biason, tra i promotori dell’iniziativa – ma va detto che il nostro interesse principale non era focalizzato sui numeri. A noi importa di più iniziare a coinvolgere la gente e questo obiettivo l’abbiamo raggiunto visto che ora oltre 1.100 persone sono iscritte alle associazioni indipendentiste Republiche dal Friul e Parlament Furlan, risultato che ci fa essere molto contenti».

Il sondaggio online rappresenta insomma un punto di partenza. Un segnale, per dire che il movimento indipendentista in Friuli c’è e ora vuole crescere in vista del secondo referendum che si terrà il prossimo anno. Sarà quello il vero banco di prova. «Tutti coloro che ci hanno criticato – continua Biason – come gli autonomisti dovranno cominciare a rispettare la nostra dimensione e la nostra realtà. Ora aspettiamo i numeri definitivi e poi il direttivo inizierà a lavorare».

Per gli indipendentisti il risultato più grande è stato senza dubbio «il coinvolgimento di tante persone. Abbiamo tracciato l’inizio di una strada - prosegue – riuscendo a coinvolgere tanta gente come prima non era mai stato fatto. A noi interessava crescere e ci siamo riusciti. Ora inizieremo a lavorare per il referendum del prossimo anno». Dunque, non ci si ferma, nell’ambito di un percorso che, nelle premnesse, durerà almeno tre anni. Anche se in Veneto i secessionisti hanno raggiunto ben altri risultati, perlomeno dichiarati, al primo turno.

La scarsa affluenza, nonostante una consultazione aperta per un mese, che dovrebbe far riflettere gli indipendentisti secondo esponenti storici dell’autonomismo. «Sono sempre stato convinto - afferma Renzo Pascolat, presidente dell’associazione Friuli Europa promotrice di un nuovo autonomismo riformatore in Regione – che l’indipendenza così come l’hanno concepita non sia la soluzione giusta. Credo che loro stessi ora devono riflettere sul fatto che non c’è stata un’adesione di massa perché i problemi del popolo friulano sono altri».

Venerdì si terrà una riunione, a quanto riferisce Pascolat, per decidere la data del congresso friulano di cui si è fatta promotrice l’associazione: indicativamente si dovrebbe tenere alla fine di novembre. Giovedì si chiudono le urne digitali del referendum per l’indipendenza. Poi sarà la volta dei dati ufficiali.

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