Hypo, indagini chiuse: sette indagati

UDINE. Quando il caso scoppiò, con le prime perquisizioni e gli avvisi di garanzia, l’ammontare degli interessi indebitamente incassati da “Hypo Alpe Adria Bank spa” e da “Hypo Leasing spa” a danno di decine di clienti era stato calcolato in circa 30 milioni di euro.
Cifre assolutamente prudenziali, avevano precisato gli inquirenti. Ora che le indagini preliminari si sono chiuse e che la Guardia di Finanza di Udine ha terminato la conta dei leasing “dopati”, lo scandalo ha assunto proporzioni ancora più sconcertanti: almeno 54.568 contratti alterati, per un totale di oltre 88 milioni di euro di utili non dovuti. E cioè introitati grazie a una colossale truffa sul calcolo dei tassi d’intersse. Truffa della quale la Procura ha chiamato a rispondere, in concorso tra loro e uniti nel vincolo di un’ipotizzata associazione per delinquere, sette tra ex dirigenti e dipendenti dell’istituto di credito di Tavagnacco.
Nomi e ruoli
Il capo d’imputazione, così come in notifica in questi giorni - la procedura è iniziata dall’invio degli avvisi ad alcuni dei legali degli indagati -, presenta alcune differenze rispetto a quello che era stato formulato all’inizio dell’inchiesta, nella primavera del 2013. In cima all’elenco resta il nome dell’allora direttore generale e amministratore delegato di Hypo Bank, Lorenzo Di Tommaso, 61 anni, di Udine.
Ossia del manager che il Cda provvedette a silurare non appena la Procura puntò i fari sulla banca. Accuse confermate anche nei confronti di Carlo Bellogi, 52, originario di Aviano e residente a Udine, che in Hypo, dal 2011, aveva ricoperto l’incarico di responsabile del “Legal service”, oltre che della funzione reclami e, già dal 2008, di componente dell’Organo di vigilanza. E nessun ripensamento neppure per due vice direttori generali: Sandro Ballerino, 49, di Udine, addetto all’area commerciale, e Daniele Metus, 54, di Moruzzo.
Esce di scena, invece, il terzo dei vice finito sotto inchiesta, il milanese Simone Caraffini, 44 anni. Tre le persone iscritte nel prosieguo delle indagini: Nadia La Neve, 49, nata a Paularo e residente a Udine, chiamata in causa in qualità di responsabile dell’area “Credit processing”, Andrea Micalich, 50, originario di Forlì e residente a Udine, indagato in quanto direttore commerciale della rete agenti leasing, nonchè direttore generale di “Hypo Alpe Adria Finance srl”, e Paolo Pellicciotti, 46, di Udine, finito nei guai nelle sue vesti di responsabile dell’area “Market support” e di direttore generale di “Hypo Alpe Adria Leasing srl”. Nella vicenda, risulta indagata anche la banca, in virtù del decreto legislativo 231/01 sulla responsabilità amministrativa delle società, per reati commessi da amministratori, manager o dipendenti.
Accuse: sparita l’usura
Per tutti, l’ipotesi di reato è l’associazione per delinquere finalizzata alla truffa, aggravata e non, ai danni dei clienti che stipulavano con Hypo contratti di leasing a tasso variabile. Dall’inchiesta è dunque sparita l’accusa dell’usura, che pure aveva gravato sugli originari cinque indagati e che aveva spinto diversi clienti, all’indomani della bufera, a presentare querela in Procura. Indagati e difensori, che a questo punto hanno facoltà di accedere agli atti d’indagine - una marea di carte distribuite in una dozzina di faldoni -, avranno venti giorni di tempo, per presentare le proprie memorie, produrre a loro volta documenti e chiedere di essere interrogati.
Contratti ritoccati
Ingegnoso, pur nella sua semplicità, il meccanismo che, secondo i pm Paola De Franceschi e Barbara Loffredo, titolari dell’inchiesta, Di Tommaso aveva ideato e realizzato con l’aiuto di alcuni dipendenti. In pratica, a differenza di quanto prospettato al momento della sottoscrizione dei contratti di finanziamento, ai clienti venivano applicate condizioni diverse e meno favorevoli per quel che riguardava il calcolo dell’indicizzazione del tasso di interesse. I correttivi che permettevano l’alterazione del conteggio avvenivano grazie a un particolare programma informatico, del quale lo stesso Di Tommaso aveva deciso l’acquisto.
Un “giochetto” che gli accertamenti delle Fiamme Gialle hanno fatto risalire almeno al 1997, ma delle cui conseguenze è stata trovata traccia soltanto a partire dal 2004. Quasi dieci anni di manipolazioni, quindi (la “prassi” si è interrotta il 31 marzo 2013), per un totale di 54.568 contratti gonfiati e per un importo complessivo di 72 milioni 747 euro, sui leasing in carico a Hypo Alpe Adria Bank, e di altri 15 milioni 387 mila, per quelli di Hypo Leasing.
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