Sparò e uccise un gattino, 4 mesi al vicino di casa

L'anziano spiegò di avere scambiato il cucciolo con una pantegana Il padre della giovane padrona lo ritrovò ancora agonizzante nel cortile

POZZUOLO. Lo aveva sorpreso a zampettare nel suo cortile e gli aveva sparato tre colpi di pistola: uno al musetto e altri due all’altezza dell’intestino, da tergo, mentre cercava di scappare. Poi se n’era andato, lasciandolo a terra sanguinante e ancora agonizzante. E convinto - così aveva spiegato fin da subito - di avere in quel modo neutralizzato una delle tante pantegane che da tempo gli infestavano giardino e magazzino. Con il suo flobert, invece, Guerrino Trevisan, 73 anni, di Pozzuolo, aveva ferito un gattino di appena quattro mesi. A nulla erano valse le cure del veterinario. Il cucciolo era morto il giorno dopo, tra le braccia e le lacrime della sua giovane padrona. Succedeva il 16 novembre 2011.

Ieri, il caso è stato rievocato anche in tribunale, nel processo celebrato a carico dell’anziano, dopo la denuncia presentata dalla famiglia e l’opposizione depositata dalla difesa al decreto penale di condanna chiesto dalla Procura. Ritenuto colpevole del reato di uccisione di animale «per crudeltà e senza necessità», Trevisan è stato condannato dal giudice monocratico di Udine, Laura Alcaro, a 4 mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento dei danni alla ragazza, che nel procedimento si era costituita parte civile con l’avvocato Maria Danussi e alla quale è stato riconosciuto un risarcimento di 1.500 euro. Per una pena analoga si era espresso anche il pm, mentre il difensore, avvocato Carlo Monai, aveva puntato a una sentenza di assoluzione con la formula «perchè il fatto non costituisce reato».

L’episodio era avvenuto dopo cena. Non vedendo il gattino rincasare, attorno alle 21.30 il padre della ragazza, che all’epoca aveva 21 anni, era uscito per cercarlo. Giunto all’altezza della rete che divide la sua proprietà da quella del vicino, lo aveva finalmente trovato, ancora vivo, ma con tre fori nel corpo. Per sparargli, Trevisan aveva adoperato una carabina ad aria compressa.

Data la gravità delle lesioni, il veterinario aveva consigliato ai padroni di riportarselo a casa e, qualora fosse sopravvissuto alla notte, di operarlo il giorno dopo. Così non fu e la morte del cucciolo gettò la giovane nella disperazione più totale. Quel giorno stesso fu sporta denuncia dai carabinieri.

Esaminato nel corso dell’istruttoria dibattimentale, l’anziano si era difeso, spiegando di avere scambiato il gatto per una pantegana. Una delle tante che, ultimamente, gli stavano danneggiando gli utensili depositati nel magazzino. Stando alla sua ricostruzione, quella sera, sentiti dei rumori sospetti e notata una sagoma scura sotto un mobile, non aveva esitato a sparare. Versione che non aveva affatto convinto il pm, considerato anche il fatto che il gattino era di colore bianco.

Nel processo, la difesa aveva portato come teste, tra gli altri, la compagna dell’imputato, che aveva rimarcato l’amore nutrito dal Trevisan verso tutti gli animali, gatti compresi, di cui aveva sempre tollerato la presenza nella sua proprietà e che non di rado aveva anche nutrito. Anche alla luce della disponibilità dimostrata dal proprio cliente, l’avvocato Monai aveva cercato di chiudere la vicenda con un’offerta risarcitoria in chiave civilistica. Del caso, a questo punto, si tornerà a discutere in appello.

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