Sede dell’Archivio di Stato, trattativa saltata

Trasferimento naufragato per l’Archivio di Stato, che aveva quasi un piede dentro il complesso edilizio “Punto cardinale” in piazza Costantini e che ora dovrà attivare una nuova indagine di mercato per trovare una sede in città.
Ieri il dietrofront da parte di Felice Lasalvia Di Clemente, presidente di Acquazzurra srl, proprietaria del complesso edilizio, per pretese ritenute eccessive da parte dello Stato che ha definito «inaccettabili come imprenditore e cittadino, indecenti e immorali, degne del più bieco strozzino». Il primo piano dell’immobile è stato costruito ad hoc, e possiede i requisiti necessari per divenire la nuova sede dell’Archivio. La trattativa, però, si è arenata proprio per le condizioni imposte dallo Stato. «Spinti dalla perdurante crisi dell’immobiliare – ha affermato l’imprenditore - due anni fa si decise di proporre un canone stracciatissimo, al di sotto del 2,30% del valore del bene. Finalmente un mese fa l’Agenzia del Demanio ritenne congruo il canone richiesto e rilasciò il nulla osta alla stipula del contratto di locazione a condizione che il dichiarato congruo canone venisse ridotto del 15%, così come prevede una cogente norma di legge. Il nostro Stato, quindi, vorrebbe pagare un canone rappresentativo dell’1,94% del valore del bene locato, in assoluta contraddizione con quanto pretende siano i parametri dei valori da applicare ai contratti di beni immobili tra privati. Infatti, il fisco non ritiene congrui i canoni che per locali commerciali, per uffici e per abitazioni siano inferiori rispettivamente al 6%, 5% e 3,5%».
Tale situazione si è venuta a creare in quanto, nel rispetto della norma di legge che prevede la spending review, l’Archivio di Stato ha inviato il 30 gennaio 2014 all’Agenzia del Demanio una richiesta per ottenere il visto di congruità con quanto richiesto da Lasalvia Di Clemente. La risposta è stata ottenuta nell’agosto 2014 con l’imposizione di un ulteriore taglio del 15 per cento sul canone proposto. Un ulteriore taglio che Acquazzurra srl non ha accettato e pertanto la procedura si è bloccata.
«Comprendo l’amarezza dell’imprenditore – ha affermato la direttrice dell’Archivio di Stato di Pordenone Luisa Villotta – ma è la legge che ci impone questa procedura e noi non possiamo assolutamente disattendere le norme dello Stato».
Quindi, ora, come affermato da Lasalvia Di Clemente “i mille metri quadrati al primo piano sono per ora liberi e pronti per essere venduti al prossimo acquirente».
Laura Venerus
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