Archivio di Stato: niente sede, addio patrimonio storico

PORDENONE. Torna in alto mare la ricerca di una sede per l’Archivio di Stato a Pordenone, con la conseguenza del mancato ritorno del patrimonio storico della città, ora stipato in un magazzino di Mestre.
L’Archivio di Stato di Pordenone era da tempo alla ricerca di una nuova sede, e Acquazzurra srl, proprietaria del complesso edilizio in Piazza Costantini noto come Punto Cardinale, circa due anni fa aveva risposto al “sondaggio” indetto e pubblicato dall’ente pubblico, offrendo una superficie complessiva di poco superiore ai mille metri quadrati.
«L’immobile è costruito ad hoc, e possiede i requisiti necessari per divenire la nuova sede dell’Archivio – afferma amareggiato l’imprenditore Felice Lasalvia Di Clemente, presidente di Acquazzurra srl - per portata dei solai, per impianti tecnologici come antincendio, climatizzazione con ricambio dell’aria, recupero di energia e controllo dell’umidità relativa, con un numero complessivo di sei servizi igienici per utenti e personale, montacarichi e spazio carico/scarico dedicati. Il tutto in classe energetica A, con un importante risparmio sulle spese di gestione».
Eppure la trattativa è fallita, a causa delle condizioni che lo Stato ha imposto a Lasalvia Di Clemente, che afferma: «Pretese assolutamente inaccettabili come imprenditore e cittadino, indecenti e immorali, degne del più bieco strozzino». E racconta gli ostacoli al buon esito delle trattative: «Spinti dalla perdurante crisi dell’immobiliare, due anni fa si decise di proporre un canone stracciatissimo, al di sotto del 2,30% del valore del bene. Finalmente un mese fa l’Agenzia del Demanio ritenne congruo il canone richiesto e rilasciò il nulla osta alla stipula del contratto di locazione a condizione che il dichiarato congruo canone venisse ridotto del 15%, così come prevede una cogente norma di legge. Il nostro Stato, quindi, vorrebbe pagare un canone rappresentativo dell’1,94% del valore del bene locato, in assoluta contraddizione con quanto pretende siano i parametri dei valori da applicare ai contratti di beni immobili tra privati. Infatti, il fisco non ritiene congrui i canoni che per locali commerciali, per uffici e per abitazioni siano inferiori rispettivamente al 6%, 5% e 3,5%».
Non basta, lo schema contrattuale proposto dall’Archivio di Stato pretende anche altro: «La durata del contratto sarebbe stata di sei anni, ma con facoltà di disdetta senza un periodo minimo. A nulla vale – continua Lasalvia Di Clemente - che l’immobile sia stato costruito appositamente per ospitare un Archivio di Stato». Ed elenca le altre condizioni imposte dallo Stato: «Il pagamento del canone è posticipato di sei mesi; lo Stato può decidere a proprio insindacabile giudizio di voler ridurre le superfici in contratto con conseguente riduzione del canone, poco importa che il proprietario per poter riutilizzare le superfici dismesse debba investire rilevanti capitali; se l’indice Istat fosse negativo, come lo è stato lo scorso mese, il canone andrà adeguato al ribasso; le spese di registrazione sono tutte a carico del locatore e l’assicurazione “all risk” sarà stipulata dal conduttore con premio a carico del locatore».
La conclusione? «È meglio che i documenti restino nel capannone di Mestre così tra breve saranno pronti per essere venduti, ammesso che qualcuno ci pensi, come carta da macero».
Naturalmente i mille metri quadrati al primo piano sono per ora liberi e pronti per essere venduti al prossimo acquirente.
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