Sui bastioni ripuliti dall’erba, ecco i basamenti delle garitte

I lavori di pulizia sui bastioni liberano la cinta fortificata dalla vegetazione infestante e permettono agli storici di osservare la fortezza in modo più approfondito

PALMANOVA. I lavori di pulizia sui bastioni liberano la cinta fortificata dalla vegetazione infestante e permettono agli storici di osservare la fortezza in modo più approfondito, trovando conferma a quanto scritto sui documenti o disegnato sulle mappe.

Racconta Alberto Prelli, appassionato storico della città, che sui baluardi e sulle cortine della cinta veneta sono apparsi con chiarezza, dopo la rimozione della vegetazione, i basamenti di sostegno delle garitte, chiamate anche “caselli di guardia”.

«Si tratta – spiega - di pietre, anche di grosse dimensioni, che reggevano queste torrette di guardia, il cui scopo era quello di dominare lo spazio circostante per un maggiore controllo di ciò che avveniva nei pressi della fortezza». Erano inoltre assai ravvicinate allo scopo di rendere efficace anche la comunicazione tra una garitta e l’altra. Inizialmente furono costruite in legno, poi in muratura, ed erano coperte in piombo («tanto che – aggiunge Prelli - i Provveditori si lamentano nei loro dispacci perché i soldati sottraevano il piombo per fabbricarsi le pallottole»).

Le sentinelle occupavano le garitte probabilmente giorno e notte se in un regolamento del 1624 si parla di turni di 3 o 5 ore. «I documenti – precisa ancora lo storico - parlano di una sessantina di questi caselli. E la pianta del Verneda, della metà del 1600, rileva le loro posizioni, proprio nell’esatta collocazione in cui oggi si possono vederne i basamenti.

Un casello si trovava sulla punta di ogni baluardo, due in prossimità dell’orecchione e 2 o 3 lungo la cortina». Una passeggiata sulle fortificazioni, magari proprio in questi giorni in cui la città rivive la propria storia attraverso la Rievocazione, regala al visitatore queste e altre perle d’ingegneria militare.

 

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