Arrestato il latitante dalla doppia vita

Pluricondannato, dovrà scontare oltre 16 anni. La squadra mobile l’ha scovato in Olanda: vendeva auto sotto falso nome
Di Massimo Pighin

Nel 2011 aveva fatto perdere le sue tracce, dopo aver accumulato una pena di oltre 16 anni di reclusione per una serie molto vasta di reati. Lunedì, Raimond Percja, cittadino albanese di 35 anni, è stato estradato dall’Olanda all’aeroporto Marco Polo di Venezia e tradotto nel carcere di Padova. Nei Paesi Bassi l’albanese aveva avviato un’attività di import-export di automobili con la Romania ed è stata questa la giustificazione che ha tentato di fornire agli agenti che lo stavano arrestando e ai quali ha esibito un documento falso.

La scena dell’arresto è stata molto spettacolare: il fermo di Percja è avvenuto in una località vicino a Schiphol, la cittadina dove si trova il principale aeroporto di Amsterdam, ad opera degli agenti della squadra mobile della Questura di Pordenone, della polizia olandese e della Direzione centrale dell’Europol. L’arresto è stato portato a termine il 19 marzo, ma Percja è stato estradato in Italia solo una volta conclusi gli adempimenti burocratici.

In Italia l’uomo ha accumulato più di 16 anni di reclusione per vari reati: traffico di stupefacenti, traffico di clandestini, rapina, estorsione, ricettazione, rissa, violazione della legge sulle armi, falsità in atti, lesioni personali gravissime, estorsione e sottrazione di cose sequestrate.

Nel 2013, due anni dopo la sua fuga dall’Italia, la procura della Repubblica di Pordenone ha emesso un ordine di carcerazione nei confronti del cittadino albanese. La squadra mobile della polizia di stato di Pordenone, coordinata dal commissario Massimo Olivotto, ha avviato quindi l’indagine che, sfruttando tecnologie sofisticate e scandagliando le relazioni familiari del latitante, ha permesso di risalire al luogo dove si era nascosto Percja. Dopo la sua fuga dall’Italia, il ricercato aveva cambiato attività e si era procurato documenti falsi.

Stratagemmi che però non gli sono bastati per impedire agli inquirenti di scovarlo e di riportarlo in Italia, dove aveva “collezionato” un lungo elenco di reati. Nel 2005, Percja era stato anche accoltellato durante una rissa verificatasi all’esterno di un ristorante di Orcenico Superiore di Zoppola e, dieci giorni dopo, aveva subito un nuovo accoltellamento. Nel 2006 aveva patteggiato 2 mesi e 20 giorni per minacce, in relazione al suo coinvolgimento in un investimento avvenuto all’uscita di una concessionaria di Mestre. Nel 2008 era stato arrestato assieme ad altre 15 persone dopo un’indagine volta a contrastare lo spaccio di cocaina nel Pordenonese. Nel 2010 era stato imputato di lesioni personali aggravate e tentata violenza, ma il giudice che lo aveva processato – assieme ad altre tre persone – aveva pronunciato una sentenza di non luogo a procedere (per le lesioni) e di assoluzione (per il tentativo di violenza privata) . Sempre nel 2010, infine, era stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione e a mille euro di multa per tentata estorsione. I fatti che gli venivano contestati risalivano al 2007, quando Percja si sarebbe presentato a casa di un assicuratore di Maniago dicendogli di vantare un credito di 25 mila euro. Quindi il cittadino albanese si era dato alla latitanza, alla quale la polizia ha posto fine a marzo.

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