Anzovino: «Restituirò l’anima ai pordenonesi»

Non sarà solo un concerto, «sarà un’esperienza dell’anima, sarà un’occasione per riscoprire la città, il suo legame con il Noncello. Perché il fiume deve tornare ad essere di tutti». Remo Anzovino, da artista e da innamorato della sua città, è pronto alla sfida. Il concerto all’alba non è una novità per il pianista, ma è la prima volta che l’artista si esibisce con quella formula a Pordenone (appuntamento sabato alle 5 di mattina) e il luogo prescelto – l’imbarcadero del Noncello – lo porta a dire che «sarà un’occasione unica. Non suonerò mai più in quel contesto per cui i pordenonesi non possono mancare all’appuntamento».
Anzovino, come mai la scelta di un concerto all’alba sul fiume? Di chi è l’idea?
Per me il concerto all’alba non è una novità. L’ho fatto anche a Ravenna, a Cesenatico e nella riserva naturale di Torre Guaceto a Brindisi, ma farlo a Pordenone ha un altro valore. Per cui quando la Pro Pordenone mi ha proposto di fare un concerto per la mia città, gratuito, in un luogo simbolico come l’imbarcadero del Noncello, non ho avuto dubbi.
Che cosa significa per lei suonare all’alba?
L’alba è il momento in cui qualcosa nasce e qualcosa muore, è il momento più vicina all’anamia. Essere la colonna sonora di quel momento mi piace molto. Pensare poi che sia la mia musica a svegliare la mia città all’alba è un’emozione in più.
Un concerto imperdibile quindi.
Lo è sicuramente per il fatto che non si ripeterà più, che non suonerò più in quel luogo e a quell’ora. Non sarà un semplice concerto, sarà un’esperienza, una grande emozione per me per primo e spero anche per il pubblico. La stessa emozione che si è sprigionata col concerto al Vajont.
Che tipo di concerto sarà?
Prima di tutto ho voluto che il pianoforte fosse acustico, senza amplificazione. Suonerò con un piano a coda, un ottimo strumento, ma il fatto che non ci sarà l’amplificazione renderà ancora più unica la musica e il momento. Perché il suono del pianoforte si compenetrerà con i suoni eterni del fiume e della natura e con quelli moderni della Pordenone industriale. Sarà una sinfonia che si comporrà in quel luogo e in quell’istante.
E qual è il suono più importante in questa sinfonia?
Quello delle emozioni del pubblico, quello farà vibrare le loro anime.
La sua carriera la porta in giro per il mondo ed è un po’ che non si esibisce a Pordenone. Che cosa significa suonare nella sua città?
Ogni volta è una grande emozione, è la testimonianza del mio forte attaccamento a una città, Pordenone, a cui devo tutto come artista e uomo. A Pordenone ho scritto quello che mi ha reso conosciuto e continuo a sviluppare qui la mia fantasia e la mia creatività. Ed è per questo che provo gratitudine per il fatto che sia stata scelta la mia musica come musica di quel luogo della città.
Cosa vorrebbe rimanesse di quel concerto al pubblico che verrà?
La capacità di vivere un’esperienza multisensoriale e di ritrovare, attraverso la musica, la voglia di riappropriarsi del fiume. Il fiume deve tornare a essere di tutti.
E a lei?
Per me, che sono abituato a svegliarmi la mattina e a mettermi a suonare in salotto prima di uscire di casa, sarà come suonare nel più bel salotto di Pordenone.
Non è l’unico concerto che farà quest’estate in una location originale...
Il 10 agosto, notte di San Lorenzo, suonerò al rifugio Giberti a Sella Nevea.
Come mai questo legame così forte tra la natura e la sua musica?
Perchè la mia musica parla dell’uomo, un uomo che ha un’anima fragile e contraddittoria e deve vivere esperienze a portata di mano, esperienze vere di incontro che non possono essere solo quelle di Facecbook e dei social network. L’uomo ha bisogno di emozioni e credo che il concerto all’alba, sul Noncello, sarà un modo per condividerne di uniche.
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