Cussignacco in festa per i 50 anni di fede di don Costaperaria

UDINE. Don Pierpaolo Costaperaria: mezzo secolo di vita speso a servizio della chiesa e della comunità. Grande festa oggi a Cussignacco per festeggiare i 50 anni di sacerdozio di don Pierpaolo.
La lunga carriera di don Pierpaolo inizia nel 1964 a Basaldella, paese che il parroco ricorda affettuosamente come il suo “primo amore”; successivamente approda in città, al Sacro Cuore di Udine e passa qualche anno a San Giorgio di Nogaro. Nel febbraio del ’76 arriva a Nespoledo, frazione di Lestizza, dove «mi si offre l’occasione di sperimentare l’ebbrezza dell’autonomia concessa ad un parroco» e poi, nel 1986, viene trasferito a Pradamano, «in cui ho trovato tanta amicizia, soprattutto nei giovani» ricorda il parroco. «Ogni passaggio mi ha lasciato un segno particolare», aggiunge e dell’esperienza di Forni di Sopra è orgoglioso di «non aver temuto di affrontare i disagi della montagna e aver trovato persone dal cuore caldo».
Così, don Pierpaolo rientra in pianura, come parroco di Paparotti e della Contea di Cussignacco, «come i giovani vogliono chiamarla». «Come pensiero mi viene spontaneo mettere in relazione la mia ricorrenza con quelle altrettanto auree raggiunte dalle coppie sposate: in entrambe c’è la fedeltà, c’è tanta storia, c’è del sacrificio, sopportato in nome della coerenza» sono le parole di don Costaperaria, che aggiunge: «Non so quale delle due strade sia la più ardua, ma credo quella di essere oggi genitori».
E per il cinquantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale, nonostante il traguardo raggiunto, don Pierpaolo nella sua riflessione racconta un mondo cambiato: «Qui a Cussignacco più che altrove l’ho percepito, in situazioni che mai avrei immaginato e difficoltà di relazione e comprensione di cui mi dispiaccio» forse a causa anche dell’età che, piano piano, lo ha distanziato dalla "modernità" e di questo si rammarica, soprattutto per quanto riguarda il mondo dei giovani, per i quali più che un animatore, mi sono preoccupato di creare occasioni perché stessero assieme», anche se dei 25 campeggi organizzati dal 1965 al 1986 (con esclusione del 1976 a causa del terremoto), i ragazzi che li frequentarono, «ricordano ancora con piacere l’accoglienza e la gaiezza dei momenti di sport e svago».
Don Pierpaolo durante il suo percorso ha anche insegnato catechismo e religione nelle scuole e gli è capitato di restaurare alcune chiese, ad esempio la parrocchiale di Pradamano e San Giacomo a Forni di Sopra, «impresa sicuramente più semplice che riempirle poi di persone» aggiunge il prete. Ora, a distanza di tanti anni e con uno sguardo al vissuto, tutto si è modificato, a partire dalla famiglia, che «non collabora con la chiesa, anche se ne chiede i sacramenti, ormai ridotti a mera coreografia e non humus per la crescita morale - è l’amaro commento finale di don Pierpaolo -. Purtroppo non c’è più l’alleanza di un tempo fra chiesa, scuola, sport, famiglia e società. È questo il lavoro per i prossimi cinquant’anni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








