Cussignacco in festa per i 50 anni di fede di don Costaperaria

La cerimonia e poi il ritrovo in parrocchia. Un impegno iniziato nel 1964. «Le famiglie sono cambiate»
Udine Cussignacco 27 Giugno 2014 50 esimo don pierpaolo costaperaria Copyright Foto Turco Massimo
Udine Cussignacco 27 Giugno 2014 50 esimo don pierpaolo costaperaria Copyright Foto Turco Massimo

UDINE. Don Pierpaolo Costaperaria: mezzo secolo di vita speso a servizio della chiesa e della comunità. Grande festa oggi a Cussignacco per festeggiare i 50 anni di sacerdozio di don Pierpaolo.

La lunga carriera di don Pierpaolo inizia nel 1964 a Basaldella, paese che il parroco ricorda affettuosamente come il suo “primo amore”; successivamente approda in città, al Sacro Cuore di Udine e passa qualche anno a San Giorgio di Nogaro. Nel febbraio del ’76 arriva a Nespoledo, frazione di Lestizza, dove «mi si offre l’occasione di sperimentare l’ebbrezza dell’autonomia concessa ad un parroco» e poi, nel 1986, viene trasferito a Pradamano, «in cui ho trovato tanta amicizia, soprattutto nei giovani» ricorda il parroco. «Ogni passaggio mi ha lasciato un segno particolare», aggiunge e dell’esperienza di Forni di Sopra è orgoglioso di «non aver temuto di affrontare i disagi della montagna e aver trovato persone dal cuore caldo».

Così, don Pierpaolo rientra in pianura, come parroco di Paparotti e della Contea di Cussignacco, «come i giovani vogliono chiamarla». «Come pensiero mi viene spontaneo mettere in relazione la mia ricorrenza con quelle altrettanto auree raggiunte dalle coppie sposate: in entrambe c’è la fedeltà, c’è tanta storia, c’è del sacrificio, sopportato in nome della coerenza» sono le parole di don Costaperaria, che aggiunge: «Non so quale delle due strade sia la più ardua, ma credo quella di essere oggi genitori».

E per il cinquantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale, nonostante il traguardo raggiunto, don Pierpaolo nella sua riflessione racconta un mondo cambiato: «Qui a Cussignacco più che altrove l’ho percepito, in situazioni che mai avrei immaginato e difficoltà di relazione e comprensione di cui mi dispiaccio» forse a causa anche dell’età che, piano piano, lo ha distanziato dalla "modernità" e di questo si rammarica, soprattutto per quanto riguarda il mondo dei giovani, per i quali più che un animatore, mi sono preoccupato di creare occasioni perché stessero assieme», anche se dei 25 campeggi organizzati dal 1965 al 1986 (con esclusione del 1976 a causa del terremoto), i ragazzi che li frequentarono, «ricordano ancora con piacere l’accoglienza e la gaiezza dei momenti di sport e svago».

Don Pierpaolo durante il suo percorso ha anche insegnato catechismo e religione nelle scuole e gli è capitato di restaurare alcune chiese, ad esempio la parrocchiale di Pradamano e San Giacomo a Forni di Sopra, «impresa sicuramente più semplice che riempirle poi di persone» aggiunge il prete. Ora, a distanza di tanti anni e con uno sguardo al vissuto, tutto si è modificato, a partire dalla famiglia, che «non collabora con la chiesa, anche se ne chiede i sacramenti, ormai ridotti a mera coreografia e non humus per la crescita morale - è l’amaro commento finale di don Pierpaolo -. Purtroppo non c’è più l’alleanza di un tempo fra chiesa, scuola, sport, famiglia e società. È questo il lavoro per i prossimi cinquant’anni».

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