Parla il testimone: «Io sopravvissuto alla strage»

UDINE. «Non so ancora come ho fatto a frenare e a evitare quell’auto piombata addosso alla moto di Marco e Laura e che vedevo avanzare davanti a me». Matteo Nadalutti di Pozzuolo è l’unico componente del gruppo di motociclisti provenienti da Sauris, scampato al terribile destino che domenica scorsa attendeva i suoi amici sulla statale 13, all’altezza di Campagnola di Gemona, dove l’Opel Zafira condotta da Alessia Soppelsa, 34 anni, di Tolmezzo, con a bordo Chiara Scalfari, 29 anni, di Cesclans di Cavazzo e residente nel capoluogo carnico, ha invaso la corsia opposta. Violentissimo l’impatto con le moto nel quale hanno perso la vita Chiara, la giovane mamma di Tolmezzo; Marco Monaro, 25 anni, di Zugliano e Kevin Crismani, 21 anni, di Mortegliano.
Laura Bassi, 19 anni, di Cussignacco, invece, sta ancora lottando tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva dell’Azienda ospedaliero-universitaria Santa Maria della Misericordia.
Una tragedia che Nadalutti vorrebbe cancellare dalla sua memoria, ma purtroppo non riesce a farlo. Impossibile dimenticare quegli attimi piombati sulla domenica spensierata e durante i quali Matteo ha agito d’istinto e si è salvato. «Sono stato fortunato» ripete quasi a chiedersi «perché?». Non trovando una risposta si limita a dire di non credere nei miracoli e per questo ritiene si sia trattato molto semplicemente di fortuna.
«Viaggiavamo sulla nostra corsia ed eravamo quasi alla fine della curva quando, davanti a me, ho visto un’auto piombare addosso alla moto di Marco e Laura senza dargli il tempo di frenare. Gli è arrivata addosso e basta» racconta con la voce tremante che lascia percepire l’angoscia che lo tormenta ormai da giorni.
«Eravamo uno dietro l’altro - continua -, messi a scacchiera. Io ero in mezzo, leggermente spostato verso il centro della carreggiata quando ho visto l’auto procedere diritta verso di noi. Veniva avanti come se la strada proseguisse diritta, ho frenato e per pochissimo sono riuscito a schivarla». Matteo sa bene che se non fosse stato per quel procedere a scacchiera forse, oggi, non potrebbe rilasciare la sua testimonianza. «La frenata - ammette - mi ha permesso di schivare per pochi centimetri, saranno stati 20, l’auto che procedeva contromano». Terribile ripensarci, Matteo prende fiato e continua: «Ero certo che anche Kevin avesse fatto lo stesso. Quando mi sono fermato ho visto la moto di Marco e Laura in fiamme, con i guanti ho cercato di spegnere il fuoco ma non ce la facevo.
Fortunatamente alcune persone si sono avvicinate con un estintore. Solo dopo aver spento le fiamme mi sono reso conto che anche l’altra moto era a terra. Ho cercato Kevin ma non l’ho trovato. Poi sono arrivati i soccorritori e io mi sono fatto da parte». Nell’impatto, violentissimo, Kevin era finito nel bagagliaio dell’auto ed era già privo di vita.
Matteo tace, non ce la fa più a proseguire. Cerca le parole, non le trova, davanti agli occhi gli ricompaiono le immagini dei due amici intrappolati nelle lamiere. Sono troppo forti perché, questo sì lo vuole ricordare, «avevamo trascorso una domenica felice». Mai avrebbero pensato che sarebbe finita in tragedia.
«Marco era un amico di lunga data anche se non proprio d’infanzia; lo conoscevo dai tempi dell’adolescenza» ricorda il giovane motociclista soffermandosi sull’amicizia più breve ma altrettanto sentita, con Kevin. Il giovane che aveva conosciuto due anni fa e con il quale condivideva non solo la passione per le moto. E poi c’è Laura, la ragazza di Marco, con la quale spera di confrontarsi presto per superare questo terribile momento. Lei sta lottando tra la vita e la morte in un letto d’ospedale.
«Sono sconvolto» chiosa Matteo senza riuscire più a dire una parola quasi si sentisse in colpa per essere scampato alla tragedia che ha sconvolto sei famiglie perché tutte, a vario titolo, hanno buoni motivi per prendersela con il destino, davvero troppo crudele.
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