Il messaggio che il poeta lasciò nel 1966: riconciliazione e contenuti morali

«Il nome di Gorizia non era il nome di una vittoria, non esistono vittorie sulla terra se non per illusione sacrilega, ma il nome di una comune sofferenza, la nostra e quella di chi ci stava di...

«Il nome di Gorizia non era il nome di una vittoria, non esistono vittorie sulla terra se non per illusione sacrilega, ma il nome di una comune sofferenza, la nostra e quella di chi ci stava di fronte e che dicevamo il nemico, ma che noi, pur facendo senza viltà il nostro ceco dovere, chiamavamo nel nostro cuore fratello». Alle spalle di questa dichiarazione di Giuseppe Ungaretti (nella foto), ospite d’onore il 21 maggio 1966 del “Primo convegno mitteleuropeo” a Gorizia, nell'ambito delle attività della rivista “Iniziativa isontina”, c’era un poeta soldato. «È forse la dichiarazione più bella che ho sentito sulla Grande guerra - afferma lo storico Fulvio Salimbeni - ed è anche quella che più si avvicina allo spirito di quanto abbiamo fatto e di quello che stiamo facendo». È quindi sulla riconciliazione e sul contenuto etico che pone l’accento l'Icm per il Centenario, pensando non tanto ai condottieri sui campi di battaglia quanto agli uomini dal comune e difficile destino. (e.m.)

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