Caccia al parco del Torre: «La riserva va rivista» - Foto

UDINE. «Rivedrò il perimetro della riserva di caccia nel parco del Torre». All’indomani della polemica politica scoppiata a palazzo D’Aronco e della dura presa di posizione degli ambientalisti sulla mozione anticaccia presentata dal Movimento 5stelle, contestata dal Pd e approvata da Sel, l’assessore regionale, Paolo Panontin, riconosce che il problema è reale e che va affrontato. Senza schierarsi né con gli ambientalisti né con i cacciatori, l’assessore regionale si è impegnato a cercare una sintesi, ovvero a rivedere i perimetri della riserva per garantire a ciascuno i suo spazi ed evitare così difficili convivenze.
Mentre a Udine il dibattito si infiammava, ieri a Trieste, Panontin, l’assessore che definendosi un podista ha confuso il parco del Torre con quello del Cormôr, controllava con i tecnici i numeri degli abbattimenti registrati nella riserva di caccia finita nell’occhio del ciclone. «Anche se i numeri sono bassi il conflitto di interessi tra chi va a passeggiare nell’area del parco e chi va a caccia è evidente» riconosce l’assessore impegnandosi ad approfondire la materia per evitare sovrapposizioni tra cacciatori e podisti.
Considerato i cambiamenti sociali che a più di un decennio dalla sua realizzazione implicano utilizzi diversi del parco Torre, Panontin non esclude la modifica del perimetro della riserva di caccia. «È evidente che mi dovrò interessare - ripete l’assessore - cercherò una soluzione che faccia sintesi». Panontin, insomma, sposa la linea già espressa dal sindaco, Furio Honsell, e dall’allora assessore all’Ambiente Lorenzo Croattini che, due anni fa, per garantire la sicurezza ai frequentatori del parco, avevano chiesto alla giunta Tondo di delimitare la zona di caccia nell’area del Torre.
A quella richiesta seguì un confronto con i tecnici i quali, numeri alla mano, fecero notare agli amministratori udinesi che nel parco proprio perché è consentita solo la caccia di selezione, i cacciano non sparano circa 10 volte in un anno contro i caprioli e poco di più contro i cinghiali. Di fronte a questi numeri Honsell e Croattini tornarono sui loro passi senza portare a casa alcuna modifica.
A prescindere dai numeri, però, il problema si è riproposto e Panontin, questa volta, almeno a parole, non intende più rinviarlo. L’assessore regionale imbocca la strada della mediazione anche perché la maggioranza di centrosinistra udinese, tranne Sel, è andata nella direzione opposta bocciando la mozione anticaccia che, per la verità, conteneva anche una serie di svarioni.
«In consiglio comunale - precisa la consigliera del Pd, Monica Paviotti, accusata dal collega grillino di aver riportato come da manuale le tesi dei cacciatori -, nella sua confusa esposizione Deganutti, non è stato in grado di indicare alcun episodio concreto di violazione delle norme che regolano l’attività venatoria nel parco del Torre». Paviotti però collega il dibattito alla campagna elettorale, ma su questo va detto che la mozione anticaccia discussa l’altra settimana era stata presentata da Deganutti (M5s) cinque mesi fa.
«Qualcuno pensa di poter dire tutto e il contrario di tutto, ma prima di affrontare un tema così delicato come l’esercizio venatorio, sarebbe opportuno almeno informarsi sulla normativa di riferimento e non limitarsi a facili “sparate” che, come si è visto in Consiglio, non si è neppure in grado di sostenere se non con attacchi personali che dimostrano chiaramente la mancanza di validi argomenti da porre in discussione».
Detto questo la consigliera chiarisce la posizione espressa dal Pd in aula: «Abbiamo garantito che, in assenza di documentate violazioni, viene consentita l’attività venatoria nei limiti stabiliti dalle norme vigenti.
Nel mio intervento - assicura Paviotti - non ho fatto nessuna “crociata pro caccia”, ho inquadrato la materia dal punto di vista normativo, ho evidenziato i limiti e i divieti che i cacciatori devono osservare e illustrato le attività praticate dai cacciatori che rivestono interesse ambientale».
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