Omicidio di Basiliano, le frasi choc dell’imputato

Il racconto davanti ai giudici di Vincenzo Manduca: «Seppi di mia figlia dai vicini, una carognata così non me l’aspettavo»
Udine 20 Gennaio 2014 Tribunale di Udine processo Manduca TeleFoto Copyright Petrussi Foto Press / Bressanutti
Udine 20 Gennaio 2014 Tribunale di Udine processo Manduca TeleFoto Copyright Petrussi Foto Press / Bressanutti

BASILIANO. «Io Lisa non l’ho mai toccata. Semmai era il contrario». Per Vincenzo Manduca, il macellaio di 29 anni di Forlì che il 7 dicembre 2012 uccise Lisa Puzzoli, 22enne di Basiliano che due anni prima gli aveva dato una figlia, è arrivato il giorno della verità. La sua verità.

Il piglio deciso, la voce ferma, non un tentennamento dinanzi ai giudici della Corte d’Assise presieduta dal giudice Angelica di Silvestre, Manduca ha ripercorso la sua storia con Lisa, dipingendola come una donna che a più riprese lo aveva tradito e gli aveva mentito. «A tutto c’è un limite» ha osservato guardando in faccia i suoi difensori, avvocati Manuela Pasut e Andrea Coluccia.

Era l’annuncio di un racconto che per i familiari di Lisa, seduti di fianco al pubblico ministero Marco Panzeri e agli avvocati di parte civile Enrica Lucchin e Valentino Tornaboni è stato difficile, a tratti straziante. Manduca ha respinto una ad una le accuse di aver perseguitato Lisa, di essere stato violento e possessivo. Niente stalking, niente gelosia morbosa, niente, nemmeno le botte in quel famoso incontro al parco con la bimba in seguito alla quale Lisa, spintonata da lui, sarebbe svenuta riportando fratture guaribili in 30 giorni. «Una persona che continua a simulare reati a mio carico – ha commentato - prima o poi deve essere punita». Salvo poi interrogarsi: «Dov’è il nesso di causalità fra la mia spinta e quella frattura? Chi mi dice che Lisa non si sia fatta pestare apposta dopo per accusare me?».

Il filo del racconto per Manduca è partito dal novembre 2008, quando conobbe Lisa in chat. «Ci siamo incontrati per la prima volta il 15 novembre e ci siamo messi insieme» ha detto. Lo stage che lei fece a Cervia nel gennaio 2009 cementò quel sentimento, tanto che nell’aprile successivo lui la presentò ai suoi genitori, poi Lisa lo raggiunse per le vacanze estive. E a Ferragosto arrivò l’incontro fra le famiglie.

Una storia come tante, con due giovani innamorati che trascorrevano le serate fra gare di torte a partite a carte. Lui che la trattava «come una principessa». Tutto perfetto. Non fosse per la presenza di un altro. È a quel punto che Manduca ha cominciato a parlare di Patrick, un uomo che firmava sms indirizzati a Lisa. La sua presenza ha venato il semestre di convivenza dei due ragazzi, almeno nella mente di Vincenzo, che aveva vietato a Lisa di comunicare con lui. «Ma è stato l’unico divieto - ha premesso – lei aveva le schede sim, due cellulari, uno gliel’ho comprato io, aveva il computer, la mia auto che io non potevo guidare visto che mi avevano ritirato la patente, era libera di uscire, anzi io la incoraggiavo a farlo». Eppure il sospetto che lei continuasse a mantenere i contatti con quel Patrick, e con altri, è diventato per lui un fatto concreto, sempre più insopportabile. «Le dissi: o stai con me o con lui non posso continuare a tenermi le corna» ha raccontato Manduca.

Ed è per questo che è finita il 4 aprile 2010. I frutti di quella relazione però già c’erano perchè lui le aveva chiesto una “prova d’amore”: un figlio. Lui seppe della gravidanza durante una lite, quando il rapporto si era rotto. «L’avrò mollata una decina di volte – ha raccontato Manduca – poi lei tornava con due lacrimucce. Era sempre lei a cercarmi e me interessava solo mio figlio». A quel punto il racconto dell’uomo si è spezzato. Poi si è indurito mentre raccontava della difficoltà di avere notizie sulla gravidanza, sulla bambina che nacque il 24 ottobre 2010. «Lo seppi 20 giorni dopo dai vicini che c’era il fiocco rosa sulla porta - ha commentato –. Una carognata così non me l’aspettavo».

Il resto è cronaca di battaglie in tribunale per il riconoscimento, per le visite alla bambina e per l’accordo sull’affido in un crescendo di rabbia e liti. Il racconto di Manduca fino all’accoltellamento proseguirà lunedì. Poi, venerdì 11 e sabato 12 aprile la discussione e la sentenza.

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