Fatta la legge trovato l’inganno

Così il centrosinistra ha aggirato la norme Monti per gli incarichi a Baiutti, Colussi e Maio. Attacco del M5S sulle nomine
Udine 28 settembre 2013 consiglio comunale Copyright Petrussi Foto TURCO
Udine 28 settembre 2013 consiglio comunale Copyright Petrussi Foto TURCO

UDINE. Erano porte chiuse. Sbarrate da una legge del fu governo Monti per evitare il riciclo dei politici “trombati”. Erano. Perché quelle porte sono state riaperte, da “normette” regionali ideate ad hoc e approvate per superare la legge nazionale. Sono diventati portoni spalancati sull’ufficio di presidenza della giunta per Agostino Maio, il quasi ex vicesindaco di Udine, esponente di punta del Pd; sulla segreteria della presidenza del Consiglio per Giorgio Baiutti, ex consigliere regionale del Pd, non ricandidato alle elezioni Fvg di aprile; sull’Azienda speciale Villa Manin per Piero Colussi, ex consigliere regionale della civica Cittadini-Libertà civica, non ricandidato, che naviga a suo agio nel mare della Cultura, tanto da essere stato vicino vicino alla nomina ad assessore nell’attuale giunta.

La mossa di Monti è stata ideata per facilitare il ricambio. Prevede che chi nei due anni precedenti sia stato componente della giunta o del Consiglio regionale, o della giunta e del Consiglio di Comuni sopra i 15 mila abitanti, non possa ottenere un incarico da amministratore di vertice della Regione, da dirigente nell’amministrazione regionale, da amministratore di un ente pubblico regionale o di un ente di diritto privato controllato dalla Regione. Per ottenere il posto Baiutti, che è già dipendente del Fvg, e Colussi dovrebbero attendere giugno 2015, perché fino a maggio sono stati consiglieri regionali, Baiutti partecipe all’Assemblea da 15 anni, Colussi fermo a dieci.

Maio, invece, si dovrà dimettere da vicesindaco di Udine e dal giorno delle dimissioni per ottenere un ruolo di vertice dovrebbe cominciare il conto alla rovescia per 730 giorni, 24 mesi. Avrebbero forse sopportato di stare fermi un giro, ma così il giro è troppo lungo. Fatta le legge nazionale a trovare la scappatoia sono bastati cinque mesi. Baiutti è diventato il capo di Gabinetto del presidente del Consiglio Franco Iacop, stessi panni che dal 1º dicembre indosserà Maio per la presidente Debora Serracchiani.

Colussi, invece, attende dalla giunta la nomina a Sovrintendente dell’Azienda speciale Villa Manin e l’iter è già stato avviato. Nei primi due casi la “normetta” è stata approvata dal Consiglio, all’unanimità. E supera il vincolo del decreto Monti sull’incarico di vertice in Regione, perché sancisce che il capo di Gabinetto della presidenza del Consiglio e della Regione “operano a supporto dei rispettivi presidenti quali responsabili dell’Ufficio di Gabinetto, struttura di diretta collaborazione con i presidenti medesimi”.

Et voilà. Altro che incarico di vertice. È uno dei più alti e ambiti ma la nomina spetta ai presidenti e nessuno può intervenire. Per Colussi, invece, c’è un’intera legge modificata dal centrosinistra, quella per Villa Manin. La norma elimina il commissario e introduce un Sovrintendente e un Cda composto da tre persone. Si passa, insomma, da una a quattro nomine, tutte proposte dall’assessore alla Cultura, Gianni Torrenti, e confermate dalla giunta.

Colussi è destinato a ricoprire l’incarico di Sovrintendente, salvato quindi dalle “sliding doors” del Monti. La durata dell’incarico va da uno a tre anni – ma si possono aprire le scommesse sui 36 mesi –, mentre il suo compenso sarà determinato dall’esecutivo e non supererà quello della presidente, 150 mila euro lordi l’anno. Il Cda invece resterà in carica per tre anni e chi lo comporrà avrà diritto solo al rimborso delle spese.

E proprio sulle nomine il M5S sferra un nuovo attacco. Nel mirino c’è Claudio Siciliotti tra i “papabili” per la presidenza di Friulia. Ma è in corso il processo per il crac del pastificio Amato e Siciliotti è tra gli indagati.

«E questo sarebbe il cambiamento? Non sono bastati alla presidente gli indagati prima candidati e poi eletti in Consiglio regionale? Adesso – punge la capogruppo pentastellata Elena Bianchi – vuole estendere anche alle Partecipate questo malcostume? Certo, un’indagine non è un giudizio di colpevolezza, ma è sicuramente fonte di distrazione non da poco per chi è chiamato a rivestire un incarico di grande responsabilità. Assistiamo increduli alla processione di nomi dei dirigenti, dei manager, degli amministratori e persino dei sindaci che sono sempre gli stessi: un gioco di scacchi dove lo scopo non è vincere ma solamente muovere gli stessi pezzi all’infinito, su una scacchiera fatta di interessi e di “giochi da reggere”, conclude Bianchi.

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