“Nozze” gay nel municipio di Terzo

TERZO D’AQUILEIA. Primo “matrimonio” lesbo nella Bassa friulana, a Terzo di Aquileia. Due donne, residenti nel piccolo comune friulano, si sono scambiate, alla presenza di amici e parenti, anelli e promesse davanti al sindaco, Michele Tibald. La cerimonia, puramente simbolica, dal momento che non è riconosciuta dallo Stato italiano, si è svolta lo scorso mese di settembre, in municipio.
Le due donne, entrambe sulla trentina, si sono scambiate reciprocamente una promessa d’affetto davanti al primo cittadino. L’unione tra le trentenni è stata ufficializzata nel massimo riserbo. Come riferito, hanno chiesto espressamente al sindaco Tibald di rispettare la loro privacy. Consapevoli che, come detto, non si tratta di un matrimonio riconosciuto, ad ogni modo hanno voluto comunque trasformare il loro rapporto in un atto d’impegno, anche se riveste ufficialità soltanto all’interno della loro coppia. La stessa cosa era avvenuta anche a Gorizia, lo scorso mese di febbraio. In quell’occasione, però, i due “sposi” erano due ragazzi udinesi che hanno voluto raccontare pubblicamente la loro storia d’amore.
«Le ragazze – spiega il sindaco - mi hanno chiesto espressamente di non pubblicizzare la notizia e ritengo sia giusto rispettarle, a meno che non siano loro a scegliere di raccontare il percorso che hanno fatto. Un anno fa si sono presentate da me e mi hanno chiesto di presenziare al loro scambio di promesse reciproche. Sono tornate dopo qualche mese ed erano ancora convinte. A settembre le ho accontentate. Vivono assieme da tempo e sentivano il bisogno di ufficializzare la loro unione. Si sono scambiate, davanti a me, in Comune, una promessa di affetto e reciproca assistenza morale. C’è stato anche lo scambio degli anelli. La cosa, come è noto, non ha una valenza giuridica. Ho deciso di accettare perché mi dispiace profondamente che non possano celebrare un vero matrimonio».
Aggiunge il sindaco Tibald: «Se due persone si vogliono bene e vogliono formalizzare la loro unione non capisco davvero perché non possano farlo. Sono persone che condividono la propria vita esattamente come avviene tra un uomo e una donna eppure, per la legge, sono come due estranei. A mio avviso è davvero una cosa inumana. Il legislatore dovrebbe trovare il modo di riconoscere anche questo tipo di unioni. E’ stato un momento molto commovente, emotivamente toccante, anche per me.
E’ la prima volta che mi capita di presenziare ad una promessa di affetto come questa. Se ci fossero altre richieste sarò ben lieto di accoglierle». In paese, la notizia si è diffusa rapidamente. Non è stata accolta da tutti di buon grado. «La società e i costumi stanno cambiando – commenta Tibald - E’ comprensibile che soprattutto i più anziani non concepiscano una cosa simile, ma tra i giovani c’è indubbiamente una maggiore apertura».
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