Cadetto record, restò in carica 14 anni

Il primo sindaco del Dopoguerra fu il deputato socialista Giovanni Cosattini. Sette gli avvocati, tre i professori
Di Maurizio Cescon

Cosattini, Centazzo, Cadetto, Candolini, Bressani, Zanfagnini, Mussato, Barazza, Cecotti, Honsell: eccoli i magnifici 10, i sindaci di Udine dal Dopoguerra a oggi. Sette avvocati e tre professori. Tutti uomini: in 68 anni mai spazio per una prima cittadina. Tra di loro due onorevoli, un componente del Csm. Quattro democristiani, due socialisti, due di centro sinistra, un laico e un autonomista. Bruno Cadetto (Dc), il recordman con i suoi 14 anni e un mese sullo scranno più alto di palazzo D’Aronco. Di Claudio Mussato (Dc, scomparso prematuramente nel 2012) il mandato più breve, poco più di 20 mesi. Due i morti in carica: Giacomo Centazzo, nell’ottobre del 1960 durante una cerimonia pubblica e Angelo Candolini, nell’ottobre del 1985 durante le trattative per la composizione della nuova giunta.

Tra oggi e domani la città sceglierà il suo nuovo sindaco al ballottaggio. Le opzioni sono la riconferma dell’attuale (Furio Honsell) o l’elezione del nuovo (Adriano Ioan). Ma in queste ore in cui quasi 80 mila persone sono chiamate a scegliere chi le amministrerà per i prossimi 5 anni, è forse utile un breve excursus storico. Il primo sindaco del Dopoguerra fu Giovanni Cosattini (1878-1954), avvocato, onorevole socialista amico di Giacomo Matteotti, deputato all’Assemblea costituente e senatore. Fu uno dei pionieri del socialismo in Friuli. Seguace di Turati, amico fraterno di Matteotti (sedeva al suo fianco alla Camera, quando il deputato socialista denunciò le violenze e i brogli fascisti nelle elezioni del 1924 e proprio a Cosattini, che si congratulava, Matteotti rivolse la frase “Però voi adesso preparatevi a fare la mia commemorazione funebre”). L’avvocato fu tre volte deputato, tra il 1919 e il 1925. Nel 1926 gli squadristi gli incendiarono la casa e lo studio, ma Cosattini non si piegò mai e i socialisti friulani, durante il regime, lo ebbero come riferimento. Durante la Resistenza, Cosattini rappresentò il Psi nel Cln provinciale e, dopo la sconfitta dei nazifascisti, fu designato sindaco di Udine. Per tre anni dedicò le sue energie e la sua competenza all’opera di ricostruzione e alla ripresa della vita civile della sua città, anche quando, nel 1946, fu eletto all’Assemblea costituente e, nel 1948, fu nominato senatore. Dopo le dimissioni di Cosattini fu eletto sindaco l’avvocato Giacomo Centazzo. Nato nel 1887 a Maniago, nel 1909 iniziò un’intensa attività lavorativa al quotidiano di Udine “La patria del Friuli”. Nel 1914 fu eletto consigliere provinciale, ma la Prima guerra mondiale, cui partecipò, interruppe la sua carriera politica. Dopo l’esperienza bellica completò gli studi laureandosi in giurisprudenza. Si dedicò quindi alla professione forense. Eletto consigliere comunale nel 1946, nelle file della Democrazia cristiana, entrò nella Giunta comunale come assessore all’assistenza sociale. Dal giugno 1948 alla morte, che lo colse durante una cerimonia pubblica, ricoprì la carica di sindaco.

Nel dicembre 1960 fu eletto il professor Bruno Cadetto (oggi 93 anni) che è anche il primo cittadino rimasto più a lungo in carica. Nel 1975 fu la volta di un allora giovane rampante della Dc, l’avvocato Angelo Candolini, quello che per tanti udinesi è stato “il” sindaco: abile oratore, dinamico, popolare, attivista, si fece rispettare anche dagli avversari del Pci. Candolini morì improvvisamente nell’ottobre del 1985 e che l’avvocato fosse così benvoluto fu confermato nel giorno dei suoi funerali. Non fu il solito commosso tributo reso al personaggio pubblico che per un decennio aveva retto le sorti della città, ma si trattava di qualcosa di più: piazza Primo maggio era colma di gente, oltre 10 mila persone, accalcate davanti alle Grazie, riunendo un popolo di ogni età, con intere famiglie. E si capì che quel sindaco così insolito per gli stessi canoni del suo partito, la Dc, quel cinquantenne celibe, colto, estroverso, esuberante, ma anche molto rispettoso del ruolo istituzionale, si era fatto davvero benvolere, senza dar l’idea di cercare consensi a ogni costo. Il testimone di Candolini fu preso da un altro cavallo di razza della Dc, l’onorevole Piergiorgio Bressani, classe 1929, che poi fu membro prestigioso del Consiglio superiore della magistratura. Negli anni turbolenti della fine della Prima Repubblica, tra il 1990 e il 1995 due furono i sindaci: il socialista Pietro Zanfagnini, che interruppe dopo 42 anni l’egemonia dello scudo crociato e che rimase in carica per tre anni, e l’avvocato Claudio Mussato (1944-2012) che si sobbarcò le redini della città e fu tra gli inventori di Friuli Doc.

Alle prime elezioni dirette del sindaco, nel 1995, la spuntò a sorpresa il laico, anche lui avvocato, Enzo Barazza che però fu costretto alle dimissioni nel 1998. Dopo di lui il decennio di Sergio Cecotti, professore e fisico, nato politicamente con la Lega ma capace di “mescolare” mondo autonomista con la sinistra moderata. Infine l’ex rettore dell’Università Furio Honsell, attualmente in carica. Da domani si saprà se raddoppia o se al suo posto ci sarà Adriano Ioan.

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