Teatro civile e spirituale: Cristicchi recita De André e porta “La buona novella”

Sabato ad Azzano il suo Gesù nella quotidianità globalizzata. Il 15 uscirà il libro “Il secondo figlio di Dio” sull’eretico Lazzaretti. Lo spettacolo sarà replicato domenica, alle 18, all’auditorium comunale di Talmassons, prima dei due appuntamenti di inizio anno, quando Cristicchi riproporrà l’opera il 10 gennaio, alle 21, al teatro comunale di Cormôns e mercoledì 11 gennaio, sempre alle 21, al Centro Balducci di Zugliano
Gemona 15 Settembre 2016. concerto in duomo Petrussi Foto Press / GIANNI STRIZZOLO
Gemona 15 Settembre 2016. concerto in duomo Petrussi Foto Press / GIANNI STRIZZOLO

Se Gesù tornasse sulla terra come reagirebbe di fronte ai nuovi peccati che stanno mettendo a dura prova il nostro mondo? Con una buona dose di ironia e di analisi profonda, alla domanda risponde Simone Cristicchi, l’artista romano che ha fatto del teatro civile la sua missione.

Sarà lui sabato, alle 21, dal palco del teatro Mascherini di Azzano Decimo, a riproporre “La buona novella” di Fabrizio De Andrè, immaginando come potrebbe reagire Gesù se si trovasse di fronte ai muri alzati in varie parti d’Europa per fermare chi fugge dalle guerre. Oppure come giudicherebbe chi «si macchia di peccati avendo la consapevolezza di farlo».

Con poche parole, Cristicchi descrive un mondo dove troppo spesso gli interessi economici e personali prevalgono su quelli pubblici. Una società distante dal comandamento «ama il prossimo tuo come te stesso».

Nel prologo con cui l’artista aprirà lo spettacolo, la Maria che scioglieva i capelli raccontata da De Andrè indosserà i panni di tante, troppe, Marie che con i figli in grembo attraversano l’Europa a piedi. E il mendicante «figlio dell’uomo, fratello anche mio» sarà quello che incrociamo ogni giorno sui nostri cammini e che troppo spesso ignoriamo per rincorrere la quotidianità globalizzata.

Significativo il titolo del monologo “A volte tornano”, che l’artista ha scritto con Matteo Pelliti, ispirandosi ai testi di don Andrea Gallo e don Pierluigi Di Piazza, meglio noti come i parroci “contro” o i parroci “degli ultimi”. Cristicchi immagina il ritorno sulla terra di Gesù, facendogli rivivere la stessa Via Crucis degli “ultimi” di oggi. Considerato “clandestino”, Cristo sarà inviato in un centro di identificazione ed espulsione, per poi finire in carcere e, infine, tra i clochard in una stazione.

Gesù viene immaginato come una sorta di «alieno che torna sulla terra e ci racconta cosa siamo diventati». Che ci sia bisogno «di una visione esterna per raccontare le cose», lo conferma il fatto che sia stato proprio Cristicchi a portare sulla scena, solo pochi mesi fa, il terremoto del 1976, nel duomo di Gemona. E con riconoscenza fa notare che quel bisogno di visione esterna per raccontare le cose, ha spinto la Provincia di Udine a chiamare un romano a raccontare la storia dei friulani.

«È qualcosa che ricorre nella mia produzione» aggiunge citando “Magazzino 18” lo spettacolo sul dramma degli esuli istriani. E se i mondi degli altri vanno narrati da artisti “lontani” perché chi vive fuori dai contesti descritti nei copioni riesce ad «avere una visione più libera», Cristicchi immagina Gesù «spiazzato dalla violenza e dalla cecità in cui procede il mondo».

Un Gesù che «cerca di operare per il bene e si trova di fronte a peccati nuovi». Il monologo è un testo «con una forte invettiva» nonostante non tralasci l’ironia. Un’invettiva, sono sempre le parole dell’artista, «alla Giorgio Gaber per lanciare frecce avvelenate a chi in qualche modo si macchia di peccati avendone la consapevolezza di farlo».

Il Gesù che torna sulla terra e si ritrova in un mondo a lui sconosciuto, «è un Gesù molto ingenuo, spaesato, vendicativo e arrabbiato. È un Gesù che non porge l’altra guancia». È un Gesù che reagisce, che contesta e che fa sentire la sua voce.

È un Gesù in linea con i testi di De Andrè ispirati ai vangeli apocrifi, dove Cristo lottava contro i ricchi e i potenti. Quasi mezzo secolo dopo il messaggio è simile: «È un messaggio di speranza, un modo per raccontare cosa siamo diventati». Cristicchi evidenzia tutto ciò e non dimentica di dire che il Gesù del mondo moderno pone diversi interrogativi. Uno su tutto non può che essere: «La direzione che abbiamo preso è corretta o rischiamo di scagliarci contro un iceberg?».

La risposta la troveremo sabato nello spettacolo che sarà replicato domenica, alle 18, all’auditorium comunale di Talmassons, prima dei due appuntamenti di inizio anno, quando Cristicchi riproporrà l’opera il 10 gennaio, alle 21, al teatro comunale di Cormôns e mercoledì 11 gennaio, sempre alle 21, al Centro Balducci di Zugliano.

«L’attenzione verso le fasce marginali richiama all’immaginario di De Andrè, al mondo dei dimenticati e li pone al centro». Cristicchi racconta e si racconta con la precisione tipica del ricercatore. «Il nostro prossimo può essere Gesù, una persona straordinaria messa da parte» che invita ad «avere compassione, a patire insieme, a condividere il dolore con gli altri invece di rifuggirlo».

Lo spettacolo nato da un’idea di Valter Sivilotti e Giuseppe Tirelli, è ispirato ai testi di don Di Piazza e don Gallo. «Ho preso sputo da questi sacerdoti particolari, che si sono dati molto da fare. Ho avuto il piacere di conoscere don Di Piazza e saremo ospiti al Centro Balducci».

Cristicchi si ferma, pensa e ammette di vivere un momento particolare. Lui che arriva da un altro mondo trovarsi apprezzato dalla Chiesa lo sorprende un po’.

La Chiesa lo apprezza anche per “Il secondo figlio di Dio” lo spettacolo teatrale che racconta la storia «del santo che poneva al centro di tutto l’uomo e la divinità insita in ognuno di noi». Il libro uscirà il 15 novembre. Una storia rimessa a nuovo come fa, e questo glielo ha detto un’amica, «un restauratore di mobili antichi». Cristicchi ha riletto la storia di David Lazzaretti «un sovversivo per lo Stato, un eretico per la Chiesa, che si inventò la Società delle famiglie cristiane dove i pastori mettevano in comune i propri beni per guadagnare quel che bastava per sfamare tutti».

La spiritualità è il nuovo filone del teatro civile targato Cristicchi. «“La buona novella” - aggiunge l’artista - è stato il primo avvicinamento a questo argomento. È un onore per me interpretare il papà di noi cantautori che è Fabrizio De Andrè. Sono onorato di essere stato scelto dalla Fondazione come interprete dell’opera».

Sabato, Cristicchi illustrerà brano per brano e li riproporrà con arrangiamenti diversi, in versione per orchestra sinfonica e coro giovanile scritta da Valter Sivilotti, il musicista friulano che per Cristicchi ha composto anche le musiche di “Magazzino 18”.

Nella “Buona novella” Sivilotti ha avuto carta bianca: «Mentre in altri progetti abbiamo collaborato con grande sintonia, in questo caso non sono intervenuto» conclude l’artista preparandosi a eseguire anche “Gesù” il brano cantato dallo stesso De Andrè prima di incidere l’album “La buona novella”. Oggi, grazie al maestro Sivilotti, quel testo ha una nuova contemporaneità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto