Giorgio Lupano: «Curioso di esplorare il teatro del futuro»
UDINE. Sarà pure l’eroe romantico di tv e cinema, ma Giorgio Lupano, piemontese, di polvere salita su dalle ruvide tavole dei palcoscenici ne ha mangiata parecchia. E non casualmente l’attore, oggi dalle 14.30 e domani dalle 11, sarà l’ospite speciale della lunga maratona all’Oratorio del Cristo del “Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro” promosso dall’Accademia Nico Pepe, all’ottava edizione. Ventisei saranno le compagnie under 35 sotto stretta osservazione. Lupano, diplomato nel 1993 alla scuola del Teatro Stabile di Torino diretta da Luca Ronconi, è stato infatti preceduto nel ruolo di ospite e “padrino” della manifestazione, da colleghi come Giuseppe Battiston, dal regista Matteo Oleotto e dall’attrice Deniz Özdogan.
- Che effetto le fa partecipare ad un premio dedicato agli attori emergenti della scena italiana?
«Sono molto ammirato che ci siano giovani che ad oggi considerano lo studio come fondamentale per una carriera in ambito teatrale. Sono anche curioso di vedere cosa produce la formazione di oggi».
- Lei è già stato protagonista di Mittelfest, quale interprete di Microcosmi di Claudio Magris. In questi giorni è sul set di un film tedesco in Sicilia e ha una fiction Mediaset (Non è stato mio figlio) in uscita. Essere un volto noto della televisione porta pubblico a teatro?
«Eccome. Ma prima di fare televisione ho fatto undici anni di teatro e non ho mai smesso. La tv certo mi ha dato la popolarità. Quando Raiuno cominciò a mandare in onda Paura di amare, all’improvviso i miei spettacoli fecero il tutto esaurito.
- Quindi la Tv fa bene al teatro?
«Dipende. Se c'è una star della tv, magari di un reality, che vuole, come dicono loro, fare il salto, cioè andare in scena con uno spettacolo costruito su misura, per sfruttare la popolarità del momento, il pubblico ci casca magari una volta, ma poi non torna più. Non basta fare un talent perché ti arrivi il lavoro. Luca Argentero, è passato dal Grande Fratello al cinema con successo. Ma è stato un’eccezione. A teatro non si può barare».
- Da quando lei era un attore che si affacciava sulla scena, sono cambiate molte cose?
«Certamente. Se penso a quando giravo con Gabriele Lavia.. Siamo passati in poco più di due decenni dal teatro “dei bauli”, con tanto di scenografie e costumi a produzioni che rimangono in teatro solo pochi giorni. In quindici anni si è ridotto il teatro di produzione, per via dei costi e così si fa più sperimentazione. Con meno protagonisti sulla scena. La mancanza di risorse economiche ha anche un lato positivo però: muove la creatività. E poi ti obbliga a diventare imprenditore di te stesso. Come gli attori giovani che verranno al premio, costretti a occuparsi di tutto».
- Come lei e alcuni suoi colleghi capaci però di riempire di nuovo i teatri.
«Vero. Per Maratona a New York, che ha girato molto, ho fatto anche la regia. Per Figli di un Dio minore, (la produzione è di ArtistiAssociati) in tournée nei prossimi mesi, mi sono messo a lavorare anche sulla traduzione. I colleghi, penso a PierFrancesco Favino e Alessandro Preziosi, non dimentichiamolo, hanno lavorato uno con Ronconi e l’altro con Calenda. Formazione teatrale solida e con grandi maestri».
- La vedremo a Udine sul palcoscenico?
«Abbiamo una data di Figli di un Dio minore anche al teatro Bon. Più che una messa in scena, per me, è stata un’esperienza di vita».
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