«Il mio chiodo fisso? Arrampicare»

La piú grande paura? «Sedere ogni giorno in un ufficio per tutta la vita». E il principio morale? «Fa’ ciò che ami, ama ciò che fai». L’autore di questi statements è Jacopo Larcher, originario di Bolzano. Compirà ventisei anni a ottobre e di professione fa il climber cioè l’arrampicatore. Venerdí alle 20.30 sarà a Tolmezzo, alla Comunità montana, per presentare il suo ultimo video - autobiografico - dal titolo “Evolve”. Piú volte campione di arrampicata sportiva, da dieci anni Larcher gira il mondo «per lavoro» allenandosi e tracciando nuovi itinerari su roccia. Dallo Utah, al Sudafrica, dal Cile all’Australia. E nel frattempo diffonde il suo verbo “Divertitevi scalando”. Ragazzi come lui, che vivono cosí, in Italia, si contano su mezza mano. Lui, Gabriele Moroni e Silvio Reffo... «Il cinquanta per cento della mia attività è organizzata da sponsor, l’altro cinquanta è opera mia: presento serate, apro nuovi itinerari su roccia, scolpisco prese artificiali. Il futuro non mi preoccupa: il mondo dell’outdoor offre molte possibilità». A guardarlo, come non credergli? Occhi chiari, viso d’angelo e sorriso aperto e solare. Una chioma di ricci tale da far invidia ai cherubini del Mantegna su un corpo che per evidenza di muscoli sarebbe la manna per lo studio anatomico di un artista rinascimentale. Nessuna preoccupazione per il futuro, nessun freno alla propria libertà di osare e una fiducia incrollabile nella vita. Ricordate i tempi di certi spot tv e le polemiche che a volte facevano seguito agli incidenti, talvolta mortali, in cui incorrevano i praticanti di sport estremi nell’inseguire le richieste di sponsor sempre piú esigenti? Ebbene, questa non è una preoccupazione per Larcher, che evidentemente controlla la situazione. E forse anche i tempi sono cambiati. C’è in corso una piccola evoluzione nel grande mondo della montagna e dell’arrampicata. Giovani come Larcher che non sono alpinisti nel senso classico e tradizionale del termine - anche se ad arrampicare in montagna ci vanno - e non sono guide alpine - mestiere quest’ultimo anche in evoluzione -, fanno della “leggerezza” e del gioco il proprio stile di vita. Uno stile vincente, visto il seguito. Lo sa bene l’associazione Chiodo fisso di Tolmezzo che da qualche anno promuove serate di questo genere e raduni di arrampicata tra le falesie naturali di Gemona e delle Alpi Carniche invitando ospiti - o testimonial - di punta del settore, con notevole seguito di giovani e giovanissimi che dimostra quanto non esista sempre e solo il calcio. Non a caso tra il pubblico venerdí sarà presente anche Adam Ondra, il ragazzo prodigio di Brno classe 1993 che straccia tutti i record. E comunque non è una strada semplice: ci vuole talento e un certo spirito di adattamento - Larcher dice che la sua casa è quasi sempre l’auto -, la capacità di apprendere le lingue e probabilmente quel quid che ti consente di orientarti. «Io sono stato fortunato», a saper sognare, aggiungiamo noi. E uno su mille ce la fa.
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