Il volo di Mosetti con gli sci giú dai 6 mila metri dell’Artesonraju

UDINE. Enrico Mosetti ce l'ha fatta. Il giovane aspirante guida alpina di Gorizia è riuscito a compiere la discesa con gli sci dal seimila piú cinematografico del mondo: l'Artesonraju. Il simbolo della Paramount Pictures che tutti conosciamo, quello circondato dalle ventiquattro stelline.
Dagli americani amichevolmente chiamato Arteson, il nome di questa montagna di 6025 metri è il risultato della significativa fusione di artesa (in spagnolo riserva, serbatoio) - e raju (ghiaccio in quechua): la montagna ideale, il sogno di tantissimi sciatori del ripido, un triangolo perfetto e inclinatissimo di ghiaccio e neve, specie se lo si guarda dal suo versante sud-est.
Ed è da questo versante che Mosetti il 14 giugno, dopo due giorni di accampamento in tenda a quota 4 mila e 900 metri, il suo campo base, e una prima perlustrazione fino all'inizio del ghiacciaio a 5 mila e 100 metri, è salito e sceso in completa solitudine con gli sci ai piedi.
Mille metri di sciata, settecento dei quali su pendenze costanti di 50°- 55° gradi e cento metri, quelli delle prime difficili curve sotto la cima, a 6 mila metri di quota, a 60° gradi, su uno strato di "zucchero" sotto il quale c'era ghiaccio nero.
«Sono partito all’una di notte e ho raggiunto la cima alle 9.30, dopo aver lasciato gli sci venti metri sotto il seracco finale, sporgente di cinque metri. Dopo una calata in doppia fino al punto in cui avevo lasciato gli sci, ho iniziato la discesa alle 10, facendo nei primi cento metri una curva alla volta, di più non riuscivo. Troppa fatica a quella quota. La difficoltà era anche la continuità, su una parete larghissima, che non mollava mai. Poi meglio, anche se la neve non era delle migliori. L’ultima parte l’ho fatta su un bel firn e in venti minuti ho saltato la crepaccia terminale del ghiacciaio a 5 mila 200/5 mila 300 metri».
Al rientro alla sua tenda - alle 12.30 - l’autoscatto in posa. Una posa eroica, verrebbe da pensare. Macché, spiritosa e anche un po’ strafottente, da rockettaro, con al posto della chitarra i suo fedeli Black Crows verdi.
Ma lui, che si è messo l’Artesonraju in tasca, può farlo: «È forse la montagna piú desiderata e meno ripetuta al mondo. Le ultime persone che ci hanno provato o non sono arrivate in cima o sono scese disarrampicando, perché il pendio era troppo ghiacciato. E alcuni sono morti».
La voce di questa importante realizzazione si sta spargendo nel settore. Il noto fotografo, esploratore e guida alpina Kristoffer Erickson ha postato in suo onore una foto su Instagram della sua discesa dall’Artesonraju fatta alla stessa età di Mosetti, come tributo al suo successo e scrivendo: «Se non giochi non puoi vincere. Ma a volte la parte piú difficile è proprio quella di trovare il coraggio di provare, mettendo le tue carte in tavola».
La sua discesa verrà annoverata come la terza italiana e considerata a livello mondiale come una delle rarissime effettuate con gli sci negli ultimi dieci anni. È infatti molto raro, dice Mosetti, trovare il pendio in buone condizioni: «Fino al 2003 questa cima contava cinque o sei discese dalla prima compiuta ne. l 1978 da Patrick Vallencant».
A volte la possibilità di sciarla si apre, a volte scompare per anni, un po’ come l’Isola che non c’è, la Neverland di Peter Pan: «Come Peter Pan - scrive sulla sua pagina Facebook il ventiseienne goriziano, che dopo qualche giorno di riposo venerdí partirà di nuovo con la sua tenda per la Valle dell’Ishinca, a tentare altri seimila arditissimi, il Tocllraju, il Ranrapalca o l’Huadoy - mentre sciavo provavo a inseguire la mia ombra proiettata sul pendio e… no, proprio non voglio diventare grande».
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