Furti d’arte, il Friuli sfugge al saccheggio nazionale

TRIESTE. Il Friuli Venezia Giulia non è una di quelle regioni depredate dei suoi tesori archeologici e, per fortuna, è agli ultimi posti per quanto riguarda i furti d’arte, ma altrettanto non si può dire dell’ambito nazionale. Il giornalista Fabio Isman, autore del libro “I predatori dell'arte perduta. Il saccheggio dell'archeologia in Italia” (Skira, 2009), ospite ieri pomeriggio del Circolo della stampa di Trieste ha snocciolato dati raggelanti. Dal 1970 ai giorni nostri il nostro Paese ha subito il piú pesante saccheggio d'arte dopo Napoleone e i nazisti.
«Anzi, dopo il traffico di armi e di stupefacenti questo dei reperti scavati clandestinamente e venduti ai musei, americani, giapponesi, ma anche europei come il Louvre o a privati, è il terzo mercato piú importante. Si tratta di una vera e propria industria».. Oltre un milione di reperti sottratti, piú di diecimila persone coinvolte, Puglia Sicilia e Lazio le regioni piú colpite.
La storia inizia nel 1972 quando il Metropolitan di New York paga un milione di dollari per il cratere sul quale Eufronio dipinge la Morte di Sarpedonte, ghermito da Thanatos e Hypnos. Il vaso scavato a Cerveteri scatena la concorrenza degli altri musei, specie quello del Getty che è il piú ricco di tutti. Dai tombaroli di professione e domenicali, dai collettori di zona ai trafficanti internazionali ai mercanti fino ai trasportatori, ai restauratori ai falsari, tutti fanno la loro parte e cosí oggetti unici al mondo, lasciano la nostra penisola. Qualcuno ritorna come il trapezophoros di Ascoli Satriano, un sostegno di tavola rituale con due grifoni che sbranano una cerva del IV secolo a.c, esposto al Getty Museum nel 1985 e per dieci anni mai reclamato; o come il Volto d'avorio, il piú grande reperto crisolefantino, segnato dalla ruspa del re dei tombaroli Pietro Casasanta che i reperti li cercava, appunto, con l’escavatorea.
Si tratta, però, di una piccola parte, appena 200 capolavori recuperati, grazie soprattutto all’attività diplomatica di Rocco Buttiglione e Francesco Rutelli quando erano ministri ai Beni culturali, tra cui proprio il vaso di Eufronio; ma poi c’è stato il vuoto, «anche se adesso, pare, ci sia un nuovo interesse a tutelare questo patrimonio». Il Getty ha spedito in Italia 60 oggetti, ma sembra ne possieda almeno 350 illegalmente tratti dal nostro sottosuolo. Appena nel 1995 l’allora comandante dei carabinieri per la Tutela del patrimonio artistico otteneva che la Procura di Roma creasse un apposito pool. Cosí al Porto franco di Ginevra venivano trovati quattro locali con 4mila oggetti e 2500 polaroid del gallerista, ma in realtà trafficante di beni archeologici, che nella città svizzera aveva aperto una galleria d’arte. Proprio questo gallerista aveva venduto a Bob Hetch, uno dei massimi mercanti internazionali, il famoso Vaso di Eufronio. Nel 2001 a Basilea vengono poi rinvenuti migliaia di reperti e l'archivio dettagliato di un noto mercante di antichità. Non mancano poi i casi di quelli che facendo scavi nel proprio terreno per ampliare la casa trovano reperti importanti e non li denunciano (tutto quello che viene rinvenuto dopo il 1909 è di proprietà dello Stato) e magari tentano di venderli. Omertà, lentezza della giustizia, impunità completa, non aiutano a preservare i nostri beni, quelli che Gianni De Michelis sosteneva fossero il petrolio del nostro paese.
Erica Culiat
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