Corona, nuovo libro: «Una feroce fiaba di Natale contro ipocriti e bigotti»

Lo scrittore di Erto esce con “Una lacrima color turchese”. Gesú sparisce dai presepi. «Ma questo è un grande papa e rende Cristo visibile. Ho una statuina per lui»

Un paesino nascosto tra i monti friulani, coperto dalla neve (in un posto assolato e senza cime forse non saprebbe immaginare niente, il Nostro), dove ci si prepara al Natale. Ed ecco che da un presepe domestico sparisce il Bambin Gesú. La mamma se la prende con i tre figli discoli, salvo scoprire che è successo anche ai vicini, ma poi viene fuori che tutti i presepi del paese sono stati saccheggiati. Non si fa in tempo a organizzare la caccia al ladro che dal paese vicino arriva la notizia che anche lí non c’è piú un solo bambinello nella mangiatoia. Ed è lo stesso in tutta la regione, in tutta l’Italia, in tutta la cristianità.

Questo l’incipit di “Una lacrima color turchese”, favola feroce contro l’ipocrisia della nostra società, che a Natale ha la sua onda di piena; un libriccino-apologo in cui Mauro Corona si toglie un bel po’ di sassolini dalle scarpe (sembra averne piú lui che grave del Cimoliana e del Cellina), fresco di stampa Mondadori, la cui presentazione è fissata il 16 novembre alle 11, al Piccolo Teatro Grassi di Milano. Una storia dedicata a papa Francesco, pastore che richiama davvero la figura del Cristo, al quale il libro sarà consegnato, con gli auguri di Natale, assieme a una statuina di Gesú in fasce, intagliata dallo scrittore, scultore e alpinista di Erto.

“Una lacrima color turchese” deve ancora uscire, lo si leggerà, ma è facile immaginare che avrebbe potuto avere anche un altro titolo: “Siamo tutti Erode”.

«Assolutamente sí. Anzi, se ne avessimo parlato prima, avrei potuto pensarci... Ma forse sarebbe stato troppo riconoscibile. Comunque, questo un libro è stato scritto contro il buonismo liturgico. A Natale siamo tutti migliori no? Proclamiamo grandi valori di perdono, carità, generosità, tolleranza, però non ne mettiamo in pratica un “ette”. Perché invece non portarci a casa un barbone, un immigrato, per una cena fatta in famiglia?»

Una volta cose del genere succedevano.

«Perché la povertà non è gretta come la ricchezza. La società si è avvitata nel peggioramento morale. David Maria Turoldo ha scritto: “Quando facevo il pastore, allora ero certo del mio Natale, e sui campi coperti di neve volavano i corvi”. Io non sono piú niente di questo. Il successo ha i suoi vantaggi economici, il riconoscimento sociale fa piacere. Però la luce interiore, la gioia di quei Natali poveri è finita».

Torniamo al libro. Le reazioni di fronte al ratto?

«Soprattutto il voler estroiettare la colpa. Bisogna trovare un colpevole, purchessia. E c’è, naturalmente, un fiorire di talk-show. Ne discutono satanisti e teologi, critici e filosofi, antropologi e levatrici. E i tanti tuttologi. Delineo – e dileggio - persone di cui non faccio il nome, ma credo facilmente riconoscibili».

Nessun dubbio sulla responsabilità che ognuno può portarsi dietro?

«I bambini, che le mamme esortano a scrivere ugualmente la letterina per i doni, capiscono che Gesú, che associano a un supereroe, non può essere stato rapito. Per gli adulti c’è una lettera nera, leggibile solo una volta, perché poi si autodistrugge. Tutti cercano di dimenticarla, e comunque tacc. iono il fatto di averla ricevuta».

Una coscienza epistolare, che non funziona, perché nessuno vuole ammettere una propria colpevolezza.

«Già. La nuova fuga in Egitto è indotta dall’ipocrisia di una società che si proclama cristiana e nega a ogni passo i valori del Vangelo. Non dovrei raccontarlo, però la sorpresa finale, quella non la svelo. Comunque è lui che se n’è andato, perché non ne può piú della nostra falsità: “Mi riconoscete solo una volta l’anno, per mettermi nel presepe”. Non gli piace neanche il seno siliconato di Santa madre Chiesa».

Però qualcuno nella Chiesa oggi vede una nuova speranza.

«Nel papa, che è un’altra cosa. Francesco fa davvero rivedere la figura del Cristo. E rischia, come lui, perché mette i bastoni tra le ruote del sistema economico. Che Dio lo protegga! Questo libro è dedicato proprio a Bergoglio, e un amico vaticanista, Antonio Vermigli, glielo farà avere, assieme a una statuina del bambinello. Da lui, sicuramente, Gesú non penserebbe di allontanarsi».

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