Le feste con musica nei rifugi dividono chi ama la montagna

Sotto i riflettori l’evento organizzato al Marinelli oggetto di una dura protesta. Pesce (Tolazzi): i conti però devono quadrare. La Saf: bisogna accertare i fatti

TOLMEZZO. Feste nei rifugi alpini, sì o no? L’evento “Scollinando” organizzato al rifugio Marinelli il 10 agosto è sotto i riflettori dell’opinione pubblica a seguito di una lettera di protesta firmata da un escursionista e inviata al giornale, pubblicata ieri. La questione è di quelle da grande dibattito, con schieramenti opposti e polemiche al vetriolo da una parte e dall’altra.

C’è il parere di chi gestisce un rifugio e ha bisogno di far fruttare un’attività per definizione difficile, con la possibilità di rendimento concentrata solamente durante pochi mesi all’anno e in quei pochi mesi, come nel 2014, funestata da un clima da foresta pluviale. E dall’altra chi ama la montagna nella sua dimensione pura e incontaminata, senza folla e senza eccessivo rumore.

Dal canto suo Caterina Tamussin, al telefono dal Marinelli, non rilascia dichiarazioni. Risponde David Pesce dal rifugio Tolazzi: «Ricordo che siamo anche imprenditori e dobbiamo far quadrare i conti. In un’estate così difficile quest’iniziativa ci ha portato un beneficio incredibile. La gente dimentica che non siamo stipendiati, la nostra è un’attività economica senza agevolazioni dal punto di vista fiscale. E poi capita una volta all’anno! Un correttivo, forse, è pensare di avvisare che esiste un sentiero alternativo e che quel giorno c’è un evento particolare, così si può cambiare rifugio».

Anche Gino Caneva, della Staipo da Canobio, si dice favorevole: «“Scollinando” ha dato lavoro anche a tutti noi. La stagione è andata malissimo e si è risolta ora, in questi 15 giorni. Ho ricevuto 10.000 euro di tasse e devo pagarle anche se il tempo è brutto. Che provino a venire a Collina in novembre e a vedere come viviamo».

Sul gruppo Facebook dedicato al Marinelli, intanto, i toni si accendono e volano sopra le righe. Tra i difensori dell’iniziativa c’è chi porta ad esempio Lignano rivendicando il diritto al divertimento in quota e chi segnala le feste nei rifugi sudtirolesi.

Disco music sulle Alpi Carniche

C’è, di contro, chi ricorda l’articolo 15 del regolamento del Club alpino italiano: «Comportamento nei rifugi. Chi entra in un rifugio ricordi che è ospite del Cai: sappia dunque comportarsi come tale e regoli la sua condotta in modo da non recare disturbo agli altri. Non chieda più di quello che il rifugio (in quanto tale) e il gestore/custode possono offrire».

Il Marinelli, rifugio Cai, è di proprietà della Società alpina friulana di Udine. Il presidente, Sebastiano Parmegiani, riferisce di proteste arrivate anche per il concerto di Remo Anzovino del 10 agosto al rifugio Gilberti e ci scrive su “Scollinando”: «L’iniziativa citata è della gestrice, non della Saf. Ho ricevuto solo la segnalazione del signor Floreanini, del quale non ho motivo di dubitare. Tuttavia, per correttezza ho chiesto una risposta alla gestrice e ulteriori riscontri, in modo da poter avere un quadro completo. In generale, non trovo nulla da eccepire alle iniziative musicali nei rifugi e a quelle che possono attrarre persone che altrimenti ad un rifugio non salirebbero mai, ma est modus in rebus... Per questo accerteremo tutti i fatti contestati e ne trarremo le eventuali conseguenze. Se davvero il traffico motorizzato è servito a trasportare persone non disabili e con quelle modalità, se il volume della musica è stato tale da compromettere la corretta fruizione dell’ambiente, ciò sarebbe in contrasto con l’idea che abbiamo della montagna. Ribadisco che voglio accertare i fatti, non voglio farmi fuorviare dalle polemiche. La gestione dei rifugi non ha più i margini di un tempo e la stessa frequentazione è molto cambiata. Le stesse sezioni proprietarie sono strette fra l’aumento dei costi e la diminuzione – chiamiamola pure scomparsa – dei contributi pubblici che fino ad ora hanno consentito ai rifugi di esistere, senza doversi realmente preoccupare del bilancio fra costi e ricavi. Ora i rifugi devono stare in piedi da soli. Gli alpinisti tradizionali sono assai diminuiti, quando non scomparsi, per cui la necessità di generare ricavi in altro modo esiste. Altrimenti i rifugi saranno chiusi».

Allora agevolazioni fiscali per i rifugi o qualche eccezione alla regola una tantum? La questione è aperta. Magari, con toni civili, si troverà il giusto compromesso.

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