Mittelfest «Le follie dei burocrati del ’14 somigliano molto alle nostre»

Martedì 22 con Paolo Fagiolo la prima del “Soldato Svejk”, un cult sulla guerra

CIVIDALE. La solita disgrazia. Muori, tra l’altro male, e il mondo scopre il tuo genio. Oddio, difficilmente te ne vai bene, però tra i grandi c’è il vizio di crepare in miseria e dimenticato da dio. Finì nella lista dei dotati/puniti pure Jaroslav Hašek, scrittore e umorista praghese che tirò il respiro conclusivo ignaro che il suo Le avventure del bravo soldato Svejk - rimasto peraltro sospeso nel bel mezzo di un capitolo - sarebbe stato tradotto in centoventi lingue, coreano e giapponese compresi, affiancandosi ai tomi eletti della letteratura europea. E lui, all’addio, non aveva neppure gli occhi per piangere, maledizione. Ah, pure il cinema se ne accorse e il romanzo divenne struttura portante di alcuni film. Neppure il teatro fece finta di nulla. Casualmente abbiamo proprio l’ultima versione ancora da scartare. Una prima mittelfestiana. Dove e quando? Martedì 22, alle 18, nella Chiesa di Santa Maria dei Battuti.

Mittelfest, la seconda giornata del festival

Una performance multitasking con proiezione e suoni ad avvolgere e completare la narrazione di Paolo Fagiolo, una delle migliori voci della prosa friulana, che non disdegna le complesse operazioni a libro aperto. «Costretti a sforbiciare un bel po’- spiega - dalle ottocento pagine originali a una trentina; oltrepassare i settanta minuti scenici è un suicidio. Certo, com’è un sacrilegio toccare un capolavoro, ma se è fatto con garbo, resta il meglio».

Fondamentalmente uno scritto antimilitarista che trattiene gli umori di un popolo, quello ceko per capirci, all’improvvisa chiamata della grande guerra. A Sarajevo il pasticcio è compiuto, Gavrilo Princip secca l’arciduca Francesco Ferdinando e l’Europa comincia ad agitarsi. «Boemi e moldavi non sentivano sulla pelle l’emozione di difendere la patria loro, tutt’altro», racconta Fagiolo. «’Sta battaglia qui proprio non la volevano fare. E iniziano le repressioni. Il buon soldato spiffera in osteria di aver sentito certe offese rivolte all’imperatore. Apriti cielo. La polizia lo trascinerà in un percorso di passione. Questura, tribunale, ancora questura, ospedale, manicomio, per poi rientrare in osteria.

La penna di Hašek è gradevolissima. Tratteggia con ironia i paradossi di una società avvinghiata a una stupida burocrazia, che poi - più o meno - è la stessa nostra. Non è cambiato un granché dal 1914 al 2014. A parte i normali vantaggi della modernità». Per aiutare il potenziale spettatore di stasera a cogliere il senso della messinscena, potremmo usare una parola esaustiva: lettura agitata. Va spiegata, però. «Un veloce accavallarsi di pensieri, suoni, figure - svela il protagonista - a sostegno di un’azione diciamo statica. Ah, così tanto per puntualizzare. Con la videomapping, un sistema di precisione per incorniciare le immagini, creeremo situazioni visivamente intriganti».

Il marchio di fabbrica della compagnia è Novadroga. Oltre a Fagiolo, Massimo Mucchiut (luci e proiezioni) e Andrea Gulli (composizione, arrangiamento, eletronics). Nome curioso, vogliamo sviscerarlo? «Dire droga, spesso, significa tutto o niente. “Spacciava droga”, poi magari si scopre che fumava banali spinelli. E comunque le nostre tematiche hanno una connotazione cronachistica. Come la pedofilia. Insomma stiamo in campana, ecco». Ora.

Che Le avventure del bravo soldato Svejk sia un testo contro gli armamenti è chiaro e l’abbiamo già detto. «Appena lo finisci di leggere e inevitabilmente lo riavvolgi - ci dice Fagiolo - ti resta la consapevolezza, forse banale e forse no, di quanto tutte le guerre siano davvero inutili. “Un male inevitabile”, è la frase tipica da alzata di spalle davanti alla carneficina. “Ogni tanto rimescolano il mondo”, un altro must frequente. No, non vanno bene e basta. La recentissima traduzione di Annalisa Cosentino ha rivelato una scrittura più aggressiva di Hašek rispetto a quella mascherata dalla precedente di cinquant’anni fa. Da tenere in libreria. Semmai servisse.

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