Famiglia e terzo millennio: Spac coglie le trasformazioni

SABRINA ZANNIER. Motivi di famiglia, la mostra visitabile allo Spac di Buttrio fino al 30 marzo e curata da Paolo Toffolutti, mette in scena il ruolo etico dell’arte contemporanea attraverso la sua...
Di Sabrina Zannier

SABRINA ZANNIER. Motivi di famiglia, la mostra visitabile allo Spac di Buttrio fino al 30 marzo e curata da Paolo Toffolutti, mette in scena il ruolo etico dell’arte contemporanea attraverso la sua capacità d’incidere nel sociale raccogliendo istanze, emergenze e mutazioni in atto. Innanzitutto grazie a un progetto puntualizzato in una tematica, un “motivo”, per l’appunto, che già nel titolo pone in dialogo due significati: “motivo” inteso come ragione, ossia ciò che spinge a fare o non fare qualcosa; e “motivo” come tema ricorrente nelle opere prodotte da 45 artisti che affrontano aspetti del vissuto e dell'immaginario intessuto attorno al tema della famiglia.

A trionfare, al di là delle questioni legate ai diritti e alla legalità, è soprattutto il sapore delle relazioni e dei legami, che riporta il titolo della mostra alle giustificazioni delle assenze nei libretti scolastici, laddove “per motivi di famiglia” sottende un non detto da rispettare senza richiesta di ulteriori spiegazioni.

È questo tenero riguardo per i sentimenti che affiora nel bellissimo video Ridi Bianca! Di Debora Vrizzi, con l’aggiunta di una sottile ironia che scardinando i luoghi comuni avanza invece delle “spiegazioni”, nelle domande dirette che l’artista fa al nonno e alla nonna, alternativamente posti seduti a soggetto dell’opera. Spiegazioni sui loro baci, sul quando e sul come di baci dietro la cui rarità non si cela alcun rancore, nell’accettazione di una passione traslata in affetto e rispetto. Domande e risposte che li fanno sorridere, per un pudore che dalla gioventù scorre fino alla vecchiaia, dissolvendosi poeticamente nel bacio immortalato nella fotografia esposta.

Ancora relazioni, dipanate in tensioni e sentimenti, incarnati in gesti e posture di tre figure (padre, madre e figlio) articolate in modo ginnico e scultoreo nel video di Elisabetta Di Sopra; o ancora, nel video di Irene Lupi, tradotti nel rimpallo assurdo e ironico fra l’immagine di un padre sotterrato fino alla vita e il suo discorso espresso da un vecchio telefono fisso, che nell’immobilità della postura raccoglie l’atrofizzazione del lessico familiare. Altri gesti e volti, ancora dalla memoria autobiografica, negli acquarelli di Aldo Ghirardello, che traducono in lirica emozionalità compleanni e cerimonie dell’album di famiglia; e nelle fotografie di Massimo Rizzi, in cui la forza e la bellezza del quotidiano contengono un intenso processo di narrazione del sé nella relazione con l’altro. Come espresso, con il linguaggio della danza, nell’emozionante performance Etoile di Paola, Elisabetta e Matilde Ceron, che insieme alle allieve dell’omonima scuola, hanno messo in scena, anche attraverso struggenti e simbolici “passaggi di testimone”, il lavoro e la passione di una famiglia d’artisti in tre generazioni.

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