Cesclans, i totem poetici per i cent’anni di Angeli

Nell’antica pieve di Cavazzo spuntano i segni del ricordo del drammaturgo, regista e poeta. L’omaggio di Celiberti, la riedizione delle sue opere e il restauro di Maria Zef

CAVAZZO CARNICO. Cent’anni fa nasceva Siro Angeli, drammaturgo, regista e poeta. A testimoniarlo, nell’antica pieve di Cesclans, a Cavazzo Carnico, da qualche giorno ci sono anche i totem raffiguranti le sue poesie, spuntati dal nulla per volontà dell’associazione Milleunastoria che gestisce la biblioteca comunale e ha dato avvio alla catalogazione di centinaia di lettere, foto, documenti, manoscritti donati dalla vedova di Siro, Alida Airaghi, al Comune.

Due anni fa fu celebrato il ventennale della morte; ora Milleunastoria sta approntando i programmi delle manifestazioni per il centenario della nascita.

«L’anteprima è stata la rassegna teatrale curata dall'Accademia Sperimentale Teatro Carnia che in luglio ha messo in scena due opere giovanili (scritte negli anni dal 1937 al ’39) e mai rappresentate prima», ci segnala Rita Lenisa, tra i curatori del progetto.

«Poi ad agosto, nel prato antistante la pieve di Cesclans sono state collocate le sculture di Giorgio Celiberti in omaggio a Siro Angeli, sepolto nel cimitero accanto». E ora i totem: «Costituiscono un “percorso di poesia” all’aperto, nelle strade del paese natale di Siro. Riportano i suoi versi dedicati a luoghi o momenti particolari: l'osteria, la corriera, la fontana. Si è voluto cosí far uscire la poesia dalla penombra degli scaffali per riportarla alla luce e all’attenzione di chi passa da queste parti».

Il 27 settembre, nella pieve di Cesclans, si terrà la prima giornata in ricordo di Siro: la Cineteca del Friuli presenterà il progetto di restauro del film “Maria Zef” (il primo, e finora l’unico film prodotto dalla sede regionale della Rai del Friuli Vg).

Sarà quindi proiettato il video girato nei giorni scorsi in cui appaiono le protagoniste femminili del film (Mariute e Rosute) che assieme a Giovanni Marzona, allora tecnico del suono, racconteranno del rapporto con Siro Angeli (Barba Zef). Gianfranco Ellero presenterà quindi la riedizione de Il teatro di Siro Angeli(opera in due volumi, ormai introvabile) aggiornata e ristampata con il contributo della Fondazione Crup.

Seguirà l’inaugurazione della mostra di venti artisti del Centro Friulano Arti Plastiche che espongono le loro pitture ispirate alle opere di Siro e della medaglia commemorativa del centenario creata dal maestro orafo Marzona. Infine «Enos Costantini ci farà sorvolare idealmente il territorio di Cesclans illustrando l'origine dei toponimi che appaiono nella poesia di Siro».

Ma ecco come Alida Airaghi, poetessa e vedova di Siro Angeli, recenscisce Incontro, idillio in tre atti scritto dal drammaturgo nel 1939 e mai rappresentato fino a quest’anno, quando l’Accademia Sperimentale Spettacolo Carnia l’ha messa in scena ad Alesso di Trasaghis.

«Testo teatrale in tre atti che Siro Angeli scrisse nel 1939, e che mantiene ancora oggi una sua fiera originalità. I due protagonisti ventenni, Carlo e Silvia, si affrontano in un serratissimo dialogo fatto di battute brevi, ironiche, timidamente scontrose, asciutte al limite dell’essenziale, nella ricerca di un terreno di comunicazione condiviso, in cui far nascere un sentimento d’amore esclusivo, assoluto, addirittura esasperato. Carlo è un giovane poeta che snobba il successo letterario, i riti salottieri, le banalità delle chiacchiere quotidiane; Silvia è una sorta di femminista ante litteram, che esibisce scarsa stima per gli uomini, di cui afferma severamente: “Certe volte li disprezzo, certe volte mi fanno pietà... Tutti quelli che ho conosciuto io sono cosí. Burattini”. Carlo le fa da intransigente eco: “Io non posso amare una ragazza che sia stata baciata da un altro”. In questo reciproco rincorrere un’inarrivabile purezza, i due finiscono per incontrarsi e amarsi: indifferenti al mondo intorno (i tre atti si svolgono sulla stessa terrazza, di sera, senza nessuna scenografia di sfondo), estranei alla storia che sta per precipitare in un disastroso conflitto mondiale, compresi solo della “partita amorosa” che li riguarda. Nella sua affettuosa introduzione, Italo Alighiero Chiusano, amico ed estimatore di Siro per tutta la vita, parla di “calvinismo dell’amore...pudore pressoché bisbetico, pochissima o nessuna atmosfera, casta e inesorabile... spazio nudo e astratto», citando tra gli ispiratori del testo le schermaglie sentimentali del teatro settecentesco francese, o addirittura i furori estremi di un Alfieri. In realtà, la sensibilità teatrale di Siro Angeli, che fu essenzialmente e soprattutto poeta, pare piú vicina a certi sofferti interni cechoviani, o alle sfumature psicologiche di Ibsen, in questi suoi appostamenti delicati e partecipi al rigoroso assolutismo degli amori adolescenziali, nella bruciante adesione a una spiritualità inflessibile».

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