Zoff: «Il Friuli porta bene agli azzurri»

UDINE. Dici Nazionale e in Friuli pensi a Dino Zoff. 112 presenze in campo, poi commissario tecnico dal 1998 al 2000. Una vita in azzurro, con storie e aneddoti da raccontare. Basta dare il là e il grande Dino sfoglia con piacere l’album dei ricordi.
Zoff, la sua prima volta a Udine con la maglia della nazionale risale al 17 novembre 1979, Italia-Svizzera 2-0
«Ricordi un po’ sfumati. Vincemmo bene, stadio pieno. Poi ci tornammo con la Germania Est un paio d’ani dopo e pareggiammo 0-0. Pensate che di quei giorni in Friuli ricordo più l’allenamento che svolgemmo a Palmanova».
La storia tra lei e la Nazionale è qualcosa di unico. La prima volta fu il 20 aprile del 1968, Italia-Bulgaria 2-0.
«A Napoli. E io allora indossavo la maglia partenopea. Per me fu l’esordio assoluto in azzurro perchè a livello giovanile non fui mai preso in considerazione. Nel ’63 dovevo andare a disputare una manifestazione in Portogallo, mi fecero fare il passaporto, ma poi chiamarono qualcun altro».
Esordio in aprile, a giugno è già campione d’Europa.
«In casa, all’Olimpico finale con la Jugoslavia. La prima finì 1-1, pareggiammo nel finale con Domenghini. Allora non si giocavano supplementari e non si calciavano i rigori. Nella ripetizione vincemmo 2-0 con gol di Anastasi e Riva».
Nel Mondiale di Messico ’70 il titolare fu Albertosi.
«Gran parte della gare di qualificazione le disputai io. Poi in una amichevole in Spagna Valcareggi fece giocare Albertosi. Il Cagliari aveva vinto lo scudetto e io rimasi in panchina».
Lei dal 1972 è titolare inamovibile, dal 1977, col ritiro di Facchetti, diventa anche capitano.
«La maglia azzurra è unica. Il momento dell’inno era sempre qualcosa di particolare, più che emozione io avvertivo tensione e concentrazione. E poi bisogna tenere conto che l’affermazione in campo internazionale passava per le partite con l’Italia non con le Coppe Europee».
Mondiale di Argentina ’78. Bearzot nella sua carriera è stato molto criticato, ma anche con lei non scherzarono per quei gol presi da lontano contro l’Olanda e il Brasile.
«Rispetto a quello che scrissero di Bearzot con me furono “generosi”. Io forse potevo fare qualcosa di più, ma bisogna mettersi d’accordo: oggi quei tiri vengono definiti degli Eurogol».
Breve parentesi: i palloni di oggi penalizzano i portieri, sono più leggeri.
«Mica vero. Magari saranno più elastici. Ma ai miei tempi quando si giocava in Inghilterra c’era lo stesso problema con il “Mitre”. Lo ricordate? Era interamente bianco».
Torniamo a Bearzot.
«Su di lui scrissero frasi offensive. La stampa romana perchè non convocava Pruzzo, quella milanese perchè lasciava a casa Beccalossi. I giornali alimentavano la polemica i tifosi li seguivano a ruota. Ricordo che una volta a Como Enzo non potè neppure svolgere l’allenamento. Era un uomo competente, coraggioso, di una onestà feroce. Ha ricevuto meno di quello che meritava».
Zoff, la vittoria del Mondiale resta il momento più alto della sua carriera, vero?
«Sì, è qualcosa che rimane per sempre, ma io sono molto affezionato a successo in Coppa Uefa con la Juve in finale contro l’Atletico Bilbao con una squadra composta interamente da italiani».
A posteriori non pensa che sarebbe stato meglio chiudere con la vittoria di Madrid invece che giocare ancora un anno?
«No, con la Juve feci una buona stagione, arrivammo in finale di Coppa dei Campioni persa con l’Amburgo. Segnò Magath. Anche allora dissero che soffrivo i tiri da lontano, ma quella conclusione partì dal limite dell’area».
Ritorniamo al Friuli. Lei con la Nazionale ci venne anche da ct nell’ottobre del ’98. Altro 2-0 alla Svizzera.
«Il Friuli ha sempre portato bene all’Italia. Mi auguro che sia così anche per l’Italia di Conte. Purtroppo non è stato altrettanto per l’Udinese».
Finì 2-0 con una doppietta di Del Piero. E lei fece esordire un certo Francesco Totti che poi due anni dopo la porterà fino alla finale dell’Europeo. Ci pensa ancor aogni tanto a quella “maledetta” finale con la Francia?
«Io sono fatalista. Prendemmo gol all’ultimo secondo del tempo regolamentare, in semifinale fummo fortunati con l’Olanda».
Zoff, in porta dell’Italia c’è ancora Buffon.
«Grandissimo. Le doti le aveva sin da giovane poi le ha affinate con il passare degli anni. Oggi sembra che gli venga tutto naturale».
Buffon ha appena conquistato il record di imbattibilità in campionato che prima era appartenuto a Rossi e Zoff. C’è però un altro record che ancora le appartiene: quello dell’imbattibilità in azzurro: 1.142 minuti
«Quello sarà più difficile da battere».
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