Vertemati: «Vi presento la nuova Apu»

Per lui sarà la quarta stagione alla guida di Udine: «La nuova squadra? Non ho rimpianti, abbiamo seguito una logica precisa» «Valentine si adatta bene al nostro sistema e ci dà molta imprevedibilità»

Giuseppe Pisano
Coach Adriano Vertemati
Coach Adriano Vertemati

La nuova stagione sta per iniziare, Adriano Vertemati è già bello carico per il suo quarto anno di Apu. C’è una squadra fortemente rinnovata da assemblare, il coach bianconero ci racconta di questa nuova sfida.

Vertemati, è soddisfatto del mercato o nutre qualche rimpianto?

«Non ho rimpianti. Abbiamo seguito una logica, mettendo i giocatori uno di fianco all’altro: una volta firmato uno, cercavamo un giocatore pari ruolo che gli fosse complementare. Il tutto con una logica tecnica nei vari quintetti. Ritengo sia stato fatto il massimo, anche in relazione ai contratti già in essere e al budget a disposizione».

Lei conosce bene Sisko: è pienamente recuperato dopo lo stop di due anni per motivi personali?

«Sì. Non ha avuto problematiche fisiche, ha recuperato la serenità e le motivazioni necessarie. L’anno scorso ha vinto il campionato croato da protagonista. Sisko è un giocatore che pensa prima alla squadra, non bisogna aspettarsi l’uomo da 30 punti: è un facilitatore di gioco».

Vedremo spesso assieme Sisko e Calzavara?

«Indubbiamente, sono due atleti che possono giocare benissimo insieme. Due trattatori di palla, capaci di creare gioco, ciascuno con le proprie caratteristiche».

Quali motivi vi hanno portato a rinunciare a Hickey?

«Abbiamo fatto delle valutazioni sullo stile di gioco relativo al livello del campionato e altre legate al roster. Tony è eccezionale per un certo tipo di basket, ma non volevamo adeguare tutto il roster al suo stile di gioco, Inoltre hanno pesato la fiducia crescente in Calzavara e altre situazioni fuori controllo, vedi il caso Alibegovic».

Valentine è un giocatore adatto al suo sistema di gioco?

«Perché no? Si adatta bene al roster che abbiamo costruito, insieme a Battle è uno dei tiratori principali della squadra. È molto affidabile nel tiro dal palleggio, ci dà imprevedibilità e capacità di creazione del gioco. Può giocare anche da play, è uno a cui piace passare la palla. In generale, è un tipo di giocatore che ci aiuta a colmare alcune lacune».

Battle, McGlynn e lo stesso Valentine hanno già esperienza di serie A, nella scelta ha pesato l’esito delle “scommesse” perse con Brewton e Dawkins un anno fa?

«Ogni anno è diverso dall’altro. Nella stagione precedente venivamo da una promozione con un’ossatura italiana importante, che ci dava un’identità chiara. Ora il roster è stato rivoluzionato, ci servivano degli stranieri in grado di portare velocemente qualcosa. Però per onestà va detto che Battle ha giocato solo sette gare di serie A, oltretutto a fine stagione: deve ancora prendere la targa al basket italiano, è alla stregua di Brewton».

Bucarelli e Cavallero sono pronti per la serie A?

«Bucarelli assolutamente sì, come lo erano gli italiani dell’anno scorso. Cavallero è un prospetto più a lungo termine, ma sicuramente farà bene già quest’anno. Lo abbiamo preso quando nei nostri piani Alibegovic era ancora il numero tre titolare, poi sono cambiate le cose».

Sulla carta cos’ha in più l’Apu rispetto all’anno scorso?

«È difficilissimo dirlo. L’anno scorso ci portavamo dietro un’identità chiara, ed è stato un valore aggiunto. Adesso abbiamo sistemato alcune cose rispetto al roster iniziale della stagione 2025/2026, però i confronti vanno fatti anche in base agli avversari che ci troveremo di fronte»

Quanto le pesa non esserci alle prime due settimane di preparazione a causa dell’impegno azzurro?

«Mi spiace non esserci, ma io dai raduni con la Nazionale torno sempre migliore. È un sacrificio che va visto come un investimento per tutti. Comunque la squadra sarà in buone mani: c’è uno staff super rodato e potenziato con l’arrivo di Campigotto, ci aiuteranno anche Pampani e Comuzzo. Il lavoro di preparazione è già bello che pronto, io potrò vedere in video gli allenamenti, a volte anche live».

Come si trova a lavorare di nuovo con Andrea Conti?

«Non è una cosa inedita, lo abbiamo fatto già a Varese. Conti ha delle similitudini con Gracis: la prima è la totale condivisione delle idee. Molti nomi li abbiamo scelti all’unisono, il contatto fra noi è quotidiano. C’è da dire anche che Andrea si è preso in carico tantissimi altri aspetti della direzione organizzativa, non solo sportiva, del club».

 

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