Vela, il Giro del mondo parla anche un po’ friulano

Alberto Bolzan si è tolto la soddisfazione di vincere l’ultima tappa della prestigiosa Volvo Ocean Race

UDINE. Si è preso una bella soddisfazione il velista friulano Alberto Bolzan, concludendo il Giro del mondo a vela a tappe, la mitica Volvo Ocean Race, con la vittoria nell’ultima frazione, dal porto francese di Lorient a quello svedese di Goteborg, alla guida di Alvimedica, imbarcazione di un team turco americano.

Bolzan ha timonato il Vor (Volvo Ocean Race) 60, che ha portato a circumnavigare il globo, conquistando un nuovo primato: è il primo italiano a vincere la tappa finale dopo 17 anni. L’ultima volta era accaduto nel 1986, quando Paolo Bassani, portò Merit Cup guidata dal neozelandese Grant Dalton a imporsi nell’ultima tappa, da La Rochelle a Southampton.

Alberto ha vinto d’abilità. Ha infatti messo dietro tutti lungo una rotta sulla quale hanno soffiato solamente vento leggero e brezze. Certo, non del tutto sufficienti a garantire alle barche del Giro del mondo, studiate per reggere ai marosi e superare gli oceani in tempesta, una spinta efficace. Ma Bolzan ha messo in campo la sua grande esperienza, maturata anche a bordo del super maxi Esimit Europa, Alfa Romeo 3.

Ed è riuscito a ottenere il miglior rendimento da Alvimedica. Alberto ha così scritto il suo nome all’interno dell’albo d’oro dei risultati e dei primati della competizione, vicino a quelli di altri illustri velisti friulani come Stefano Rizzi, Alberto Rizzi, Fortunato Moratto.

Bolzan, al suo primo giro del mondo, vanta titoli mondiali, successi al Giro d’Italia a vela, vittorie alla Barcolana.

«É stata un’esperienza davvero incredibile – commenta –. Così come avere timonato la barca a doppiare per prima il mitico Capo Horn». Nonostante gli otto mesi passati sugli oceani non è affatto abbronzato: «Ho usato moltissime creme protettive perché avevo altro da pensare che a prendere la tintarella». Tra quanti hanno timonato Alvimedica è stato il timoniere più veloce, perché ha fatto toccare alla barca i 38 nodi (circa 70 km/h).

«La Vor è una regata molto intensa (si garreggia con barche tutte uguali quindi ad armi pari, ndr) – prosegue Alberto – che regala emozioni giorno dopo giorno, e mi sento motivato come lo ero alla partenza. Ho imparato tantissimo. Una regata affascinante, diversa da come la pensavo, dove occorre sapersi veramente adattare a tutto, a vivere per un mese intero a bordo, con momenti nei quali ti ritrovi solo con te stesso e ti chiedi chi te l’ha fatto fare, ma poco dopo vince la grande emozione e ti passa ogni dubbio, anche se sei lontano dai tuoi cari, dal tuo gatto, dalla tua casa».

«Sarei pronto subito a ripartire per rifare questa esperienza – conclude –. Anche perché abbiamo chiuso a pochi minuti dai primi giocandosi il risultato nello spazio di meno un’ora».

Al di là dei numerosi impegni che già lo attendono per i prossimi mesi spera di poter essere nuovamente al via di questa mitica regata, ma a bordo di un’imbarcazione completamente italiana. Anche se Alvimedica, come tutte le imbarcazioni in regata alla Vor, è stata realizzata in Italia.

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