Udinese, vittoria scacciacrisi: battuto il Sassuolo per 1 a 0

Dopo una prima mezz'ora priva di emozioni, i bianconeri rompono l'equilibrio e passano in vantaggio con un tiro di Barak dal limite dell'area. Poi riescono a mantenere il vantaggio senza correre grandi pericoli. Ora Delneri può respirare
Modena 25 Ottobre 2017. Calcio Serie A. Sassuolo-Udinese. © Petrussi Foto Press
Modena 25 Ottobre 2017. Calcio Serie A. Sassuolo-Udinese. © Petrussi Foto Press

REGGIO EMILIA. La chitarra elettrica di Nek suona l'inno del Sassuolo, ma l'assolo è di Antonin Barak, il nazionale ceco che l'Udinese ha strappato in estate allo Slavia e che permette a Delneri di tornare a casa con i tre punti e la sua panchina.

E' questa la trama del turno infrasettimanale, una serata di fuoco che permette ai bianconeri di collezionare il terzo successo stagionale e di riabbracciare un più tranquillo (ma non rilassante) tredicesimo posto in classifica.



Non sarà fra' Francesco, ma per salvare la ghirba Gigi da Aquileia ha scelto il cantico delle creature, delle sue nuove creature. Non mancano infatti le epurazioni eccellenti nell'undici di partenza: se non volete essere maligni, quelle anti-Sassuolo sono state delle scelte per lo meno inedite, per certi versi inattese nel quadro di una gara da non perdere a tutti i costi.

Così dentro Perica per fare i centravanti e fuori Maxi Lopez, in panchina assieme a Rodrigo De Paul, alla prima gara da riserva quest'anno, dopo averci abituato a una serie di alti e bassi che, evidentemente, Delneri non riesce più a digerire. Dentro Matos: non è l'erede di Garrincha, ma almeno non perde un mare di palloni.

Ma tra i titolari mancano anche Fofana e Hallfredsson (a vantaggio di Barak e Behrami), reduci da 90 minuti contro la Juventus, senza dimenticare il ''convalescente'' Widmer, o Pezzella al quale è stato preferito ieri Alì Adnan per coprire la fascia lasciata libera da Samir che ha giostrato al posto dell'infortunato Nuytinck, il cui infortunio al ginocchio sarà valutato nelle prossime ore.

Tutti giocatori di un certo spessore devono aver pensato i tanti allenatori appollaiati sugli spalti, tra cui si scorgevano, considerata l'affluenza tutt'altro che oceanica al Mapei Stadium, anche Davide Ballardini (con la classifica cuffia di lana ma, vista la notturna, senza Ray Ban) e Andrea Mandorlini. D'altra parte l'occasione era ghiotta: chi perdeva precipitava nel tunnel della crisi nera. Soprattutto l'Udinese, ma anche il Sassuolo sulla cui panchina Cristian Bucchi non è saldissimo.

Per non perdere le briglie Delneri si affida tuttavia al solito copione. Difesa a quattro (anche perché con Angella infortunato sarebbe stato difficile proporla), centrocampo bloccato con Behrami nel ruolo di frangiflutti e in attacco una sola punta, Perica, con Lasagna alle spalle. 4-4-1-1 direbbero a Coverciano.

Ed è così fino al vantaggio di Barak, su una ripartenza che sfrutta la gamba dell'ex Carpi e il ''velo'' del croato di Zara per liberare il ceco col numero 72. Sinistro alle spalle di Consigli praticamente alla prima conclusione nello specchio, perché il gioco è quello che è, ma il definitiva era quello che si voleva.

L'Udinese, Delneri, la squadra e i quaranta tifosi nella curva degli ospiti che chiedevano a gran voce la vittoria. Resta senza risposta in loco, invece, la richiesta a Gino Pozzo, attraverso uno striscione: «Where are you?». Dove sei? A Udine - not in London -, pronto a intervenire nel caso la situazione precipitasse.

Nella ripresa i bianconeri restano ancorati al vantaggio, tirano una sola volta in porta nei primi 20' e subiscono la superiorità (sterile) del Sassuolo. Forse per questo Delneri prova a cambiare creature. Dentro Maxi per Perica e De Paul per Lasagna, quindi nel finale Hallfredsson per Matos: il modulo si trasforma in un 4-5-1 scoraggiante, come constatato già a Firenze, ma la squadra di Bucchi non è quella viola.

Anche perché tutto il mondo è paese e anche in quello dei balocchi di patron Squinzi i fischi non mancano, in particolare quando Falcinelli - uno dei ''sogni'' dell'estate friulana - lascia il posto al temuto Matri. Ma stavolta la bestia nera per fortuna non si vede.
 

Argomenti:udinese calcio

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto