Udinese, una figuraccia cosmica sotto gli occhi di Zico

La partita con il Sassuolo è finita con la curva, che prima della partita aveva osannato il Galinho, che ha contestato la squadra e invitato i Pozzo a spendere

UDINE. Purtroppo, visti i tempi, organizzare una festa così a Zico era altamente rischioso. Perché l’Udinese di questi tempi non dà garanzie: spesso delude, poche volte sorprende.

È finita con la curva, che prima della partita aveva osannato il Galinho, ha contestato la squadra e invitato (solito ritornello) i Pozzo a spendere.

Almeno in questo caso però il portafoglio c’entra poco. C’entrano gli attributi, la voglia di stupire: o li hai o non li hai, e quelli non si comprano con il portafoglio.

Onestamente non ci ha sorpreso l’abbraccio della folla al Galinho, perché il campione brasiliano è ormai nel Dna dei friulani, tanto che genitori e nonni lo raccontano abitualmente ai figli rinnovando per fortuna la saga del tifo bianconero.

Ma durante lo splendido giro dei campo del Galinho c’era allo stadio una strana sensazione: perché iniziare a guardare una partita con la certezza di soffrire acquisita negli ultimi tribolati campionati dei bianconeri?

La buona stella di Zico per un attimo aveva illuso: gran gol di Fofana, che ha lampi da Pogba ma troppe pause da giocatore qualunque, gol mangiato da Thereau su cross di De Paul col contagiri e rigorino negato a Samir. L’Udinese c’era: ma con le solite maledette contraddizioni.

La prima: la madre di tutti i dubbi, e forse di tutti i problemi di questa squadra, che non vuol proprio saperne di svoltare e convincere.

L’Udinese ha un attaccante (Zapata) che invece di segnare fa lotta libera con gli avversari e spesso e volentieri gioca sulle fasce e l’altro (Thereau) che svaria su tutto il campo, ma è l’unico ad avere piedi educati (due gol divorati).

Risultato: quella che chiameremo una “confusione disorganizzata”.

A volte questo strano modulo mette in ambasce gli avversari, spesso mette in difficoltà una squadra ieri peraltro priva di Jankto, lasciato in panchina da Delneri anche se è uno dei pochi a salvarsi in questa stagione.

Il centrocampo? Kums, annunciato in settembre come il faro capace di ridare geometrie dopo anni di nozze coi fichi secchi, si è fatto fregare il posto da “soldatino” Halfred.

E se poi la difesa, che dovrebbe essere l’unica cosa certa, regala almeno un gol agli avversari (quello di Widmer è ormai un vizietto, vedi Bonaventura col Milan) ecco che la frittata è fatta. Una frittatona indigesta perché c’era Zico in tribuna.

Ma siamo sicuri che ai giocatori dell’Udinese (brasiliani a parte) qualcosa importasse della presenza del Galinho?

L’assenza di senatori che insegnino ai giovani la storia bianconera è evidente, non basta il mister.

Ecco l’altro problema: il carattere, la voglia di stupire. Non pervenuti, davanti a un fuoriclasse che, nel secondo anno della sua avventura in Friuli, si buttò nel fango per portare la sua squadra alla salvezza.

Mica come questi mollaccioni con la puzza sotto il naso. L’hanno ben capito i tifosi della Curva Nord a fine gara.

L’Udinese è semplicemente una squadra scarsa, che in un campionato normale lotterebbe per evitare la B e anche quest’anno si salverà per le disgrazie altrui.

E l’incredibile contraddizione in cui naviga è che Zapata, il bomber che non segna mai, per la squadra bianconera è fondamentale. Perché lotta, tiene impegnata la difesa.

Uscito lui (perchè?) ed entrato Perica, inadeguato alla A, il Sassuolo, una signora squadra che si concede il lusso di mettere Defrel in panca, ha vinto.

Poveri tifosi bianconeri.

Ps. Il basket? Imbarcata della Gsa a casa della Virtus Bologna. Anche per l’assenza di Ray era nell’aria.

Una passeggiata di salute a confronto della figuraccia cosmica dell’Udinese davanti al Galinho.

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