Udinese, quattro i capisaldi su cui punta Delneri

UDINE. Il successo di Gigi. Nessuna rivincita, per carità. Questo non è il momento giusto per togliersi i classici sassolini dalla scarpa, nè il tecnico di Aquileia ha pensato di farlo subito dopo la vittoria sulla Sampdoria, quando ha mantenuto equilibrio di giudizio sulla sua Udinese che non è guarita al cento per cento, ma almeno ha preso una bella boccata di ossigeno in vista di un mese di ottobre che sarà complicato per le avversarie nel menù (Fiorentina e Sassuolo in trasferta, Juventus e Atalanta al Friuli) e per la situazione in infermeria con Berhami oltre a Danilo ko.
Resta il fatto, comunque, che Delneri ha fatto briscola con le sue armi: alzando l’asticella dell’attenzione in difesa, consegnando a De Paul un’altra bella fetta di responsabilità tattica, pescando a piene mani nel repertorio da centravanti di Maxi Lopez e sfruttando la credibilità del tecnico di casa agli occhi dei tifosi.
La difesa. Nella settimana trascorsa sulla graticola Gigi ha ascoltato in special modo osservazioni sulla “formula a 3” (o “a 5”, a seconda dei punti di vista), quella utilizzata nella ripresa della trasferta dell’Olimpico contro la Roma. Un modo per «non prenderne più di 3», disse allora il tecnico di Aquileia per spiegare il cambio di modulo. Poi in settimana, per preparare la gara chiave con i doriani, è tornato sull’amata difesa a 4.
Perché un allenatore deve andare fino in fondo con le proprie convinzioni, anche se rischia la panchina. Detto, fatto. Chiedendo però alla squadra di evitare le clamorose amnesie viste con Torino e Roma. Missione compiuta: porta sigillata per la seconda volta dopo quella col Genoa e seconda vittoria in tasca.
Il modulo. Va da sè che, partendo da questi presupposti tattici, Delneri non ha voluto cambiare molto neppure dalla cintola in su. O almeno: ha chiesto a De Paul di incidere di più, di essere l’elemento equilibratore dell’Udinese con la sua posizione in campo.
Così con l’argentino numero 10 sulla linea di centrocampo la squadra puntava sul 4-4-2, con Rodrigo davanti il modulo si trasformava in un 4-3-3. E De Paul ha dato l’anima fino al 90’, anche perché se c’era un giocatore sacrificato nel possibile 3-5-2 questo era proprio lui.
Il bomber. Quando Maxi ha piazzato lo “scavetto” del 3-0 il Friuli si è reso conto che Lopez non è una marca di lavatrici – come aveva fatto capire il suo ex tecnico, Sinisa Mihajlovic – ma un centravanti che in carriera ha giocato anche per River Plate, Barcellona e Milan.
Magari non è un vero e proprio bomberone, ma sa usare testa e piedi come piace a Delneri che l’aveva chiesto scaricando l’anarchico Thereau. Così ora c’è più spazio anche per gli inserimenti dei centrocampisti. E Bajic può crescere in santa pace per poi cercare di rubare il posto al Gallina.
Il pubblico. Gigi ha fatto sempre notare, nei modi e con le interviste di essere “uno di noi”. Legatissimo al Friuli, sapeva di avere una sorta di bonus da spendere in caso di necessità e per farlo, per mettere a tacere chi diceva che sbagliava i cambi o le scelte dei titolari oppure i moduli, ha fatto leva proprio sull’orgoglio della nostra terra, sui colori bianconeri ai quali i tifosi sono attaccati in modo viscerale.
Per questo ha chiesto all’Udinese una gara gagliarda contro la Samp, senza mai staccare il piede dall’acceleratore. Perché a chi mostra il cuore non si può mai dire nulla.
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