Udinese, quando non hai più Di Natale il gol devi farlo col gioco

L’ha spiegato anche Delneri commentando l’ennesima giornata “in bianco”. La gara di Firenze ha confermato che Zapata non sarà mai uno spietato bomber
Udinese's forward Duv‡n Zapata (L) against Fiorentina's defender Davide Astori (R) during the Italian Serie A soccer match between ACF Fiorentina vs Udinese Calcio at the Artemio Franchi stadium in Florence, Italy, 11 February 2017 Claudio Giovannini/CGE fotogiornalismo
Udinese's forward Duv‡n Zapata (L) against Fiorentina's defender Davide Astori (R) during the Italian Serie A soccer match between ACF Fiorentina vs Udinese Calcio at the Artemio Franchi stadium in Florence, Italy, 11 February 2017 Claudio Giovannini/CGE fotogiornalismo

UDINE. Che bello quando c’era lui. Lui è il “pensionato” Totò, capace di tirare fuori dal fuoco per anni tutte le castagne per conto dell’intero reparto offensivo bianconero. D’altra parte dopo Firenze se ne sono accorti un po’ tutti quale è il vero difetto dell’Udinese.

Anche Gene Gnocchi, pronto a twittare in diretta: «Delneri sempre più in difficoltà nel gestire gli attaccanti. Libero titola: Zapata bollente». Meglio riderci su, anche se la striscia negativa (quanto a gol segnati in trasferta) continua ad allungarsi.

Il passato. Abbiamo accennato a Di Natale. Forse è meglio ripassare qualche numero per afferrare meglio l’incidenza del “vecchio” numero 10 bianconero sui campionati dell’Udinese. Totò ha giocato dodici stagioni in Friuli, segnando la bellezza di 191 gol in 385 partite, praticamente uno ogni due giornate. Una media impressionante, considerando l’arco di tempo.

Ma parlavamo dell’impatto sul gioco e, di conseguenza, sui risultati: tolte i primi due campionati e l’ultimo (segnato da incomprensioni e acciacchi), è sempre andato in doppia cifra. Dalle 11 reti del 2006-2007 con la “staffetta” Galeone e Malesani in panchina, alle 14 del 2014-2015 della parentesi bianconera di Stramaccioni.

Il picco invece nel 2009-2010 con Marino, 29 centri e corona dei cannonieri, anche se il calcio migliore, in termini di contributo alla manovra, arrivò l’anno dopo, con Guidolin: 28 gol e un’intesa con Alexis Sanchez che ha fatto sognare – troppo poco, visto l’addio del Niño – i tifosi friulani. Tutto questo per dire: quando le trame mancavano ci pensava lui con un’invenzione. E che invenzioni!

Il presente. L’ha sottolineato lo stesso Delneri dopo il flop con la Fiorentina: «Dobbiamo costruire durante gli allenamenti un certo atteggiamento tattico. E farlo con costanza e determinazione, perché in serie A nessuno ti regala niente. Tanto più all’Udinese che deve giocare sempre di squadra, visto che non abbiamo un giocatore che può risolvere la partita da solo».

Proprio così. Anche al Franchi Duvan Zapata ha dimostrato di non essere un vero bomber. Nulla di male, per carità, ha altre caratteristiche, difende il pallone, fa salire la squadra, ma non è lucido nel momento giusto e all’Udinese adesso servirebbe questo.

Una rete di testa sull’unica girata di testa senza un avversario appeso alla maglia (alta sulla trasversa), un’altra quando De Paul ha sfornato un cross geniale con l’esterno del piede (pallone in bocca a Tatarusanu, il portiere viola). Morale della favola, l’Udinese è a secco da due mesi.

Il futuro. Dura guardare avanti con questi numeri. In trasferta l’Udinese non segna da Bergamo. E (forse?) non è un caso se proprio allora Zapata ha messo la sua ultima “firma” della stagione. Il ruolino di marcia, in fase realizzativa, è ancora più scoraggiante se si guardano i risultati del 2017.

Finora Delneri ha potuto festeggiare solo tre volte, due contro il Milan. E le partite giocate sono già sei. Gigi da Aquileia chiede ai suoi di insistere sulla qualità delle giocate, sottolinea gli sprechi. Difetti fatali, non solo contro le grandi squadre.

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