Serve un colpo d’ala, basta aspettare

Il punto della situazione sul mercato dell’Udinese a un mese dalla fine del campionato
Lasorte Trieste 22/08/13 - Stadio Rocco, Europa League, Udinese Slovan Liberec,
Lasorte Trieste 22/08/13 - Stadio Rocco, Europa League, Udinese Slovan Liberec,

Facciamo il punto della situazione a un mese dalla fine del campionato.

Bisogna farlo, tracciare una linea e guardare indietro nelle ultime quattro settimane. Svegliare la piazza. Da quando il Carpi ha passeggiato su una squadra demotivata al Friuli nella notte della festa a Di Natale sono successe due cose fondamentali in casa Udinese: c’è un nuovo allenatore, Beppe Iachini e c’è un nuovo direttore sportivo, Nereo Bonato.

Due tasselli dell’annunciata rivoluzione, le fondamenta. E i mattoni? Nada, come si dice in Spagna, niente almeno di ufficiale.

Di per se nulla di preoccupante ma la nebbia, si sa, alla lunga fa venire male alle ossa per l’umidità. La speranza è che dietro alla quiete arrivi la tempesta. Perché i nodi da sciogliere in casa Udinese sono ancora tanti. A cominciare da qiello del portiere: Karnezis resta sempre un portiere-garanzia anche se è reduce da un’annata in chiaroscuro, Meret è il gioiellino che aspetta solo di essere tolto dalla cofanetto.

Scuffet, di ritorno da Como, ricorda a tutti che in fondo si può puntare su di lui.

Si dice che il lancio di Meret non sia più così tanto sicuro, i maligni aggiungono che è tutta colpa del cambio di procuratore: dal filo-bianconero Vagheggi a Pastorello.

Credere ai maligni sarebbe non credere alla volontà dell’Udinese di cambiare davvero marcia e dare un colpo

d’ala alla politica societaria.

Un colpo d’ala all’indietro, come i colibrì, proprio quelli che si possono ammirare al Città Fiera vicino al Friuli, uccelli incredibili capaci di battere le piccole ali a velocità fotonica e anche andare all’indietro.

Ecco, all’indietro. Tornando a fare il mercato di una volta. Andando a pescare i giovani più promettenti, mettendoli alle spalle di gente quasi pronta a esplodere e ricostituendo quel cerchio magico che ha fatto grande Udine.

Ecco caro Pozzo jr: da tre giorni il mondo del calcio parla solo di Verre, l’astro del Pescara capace di risolvere lo spareggio salvezza contro il Trapani con un gol da cineteca. Tutti a caccia di Verre, quindi.

Che è però dell’Udinese.

Un anno fa il giocatore, uno che a centrocampo, viste le eclissi di luna (non i chiari) avrebbe fatto molto comodo nella deprimente passata stagione, ma che dopo una rapida presentazione alla stampa fu mandato a maturare a Pescara.

Giugno è la stagione delle fragole: Verre torni alla base e non solo per cambiare valigia e andare altrove. Sennò di cosa stiamo parlando? Verre, Balic, sì Balic giocatore da tutti osannato e, chissà perché, mai impiegato nemmeno per l’inutile partita con il Carpi (!!), dovranno essere i pilastri del centrocampo. Avrebbe dovuto esserlo anche Zielinski (dopo la gara col Verona, in marzo, Pozzo jr disse che «sarebbe ritornato sicuramente alla base»), ma non sarà così.

Perché lui, Badu, e altri a Udine non ci vogliono restare o tornare. Il vero problema, inutile girarci attorno. Ehi del nuovo corso, pensateci voi

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