Scuffet, ora ascolta Galli: "Sei un ragazzo d’oro ma devi tirare fuori il carattere"

L’ex portiere di Fiorentina, Milan e Nazionale è un opinionista di Premium. «Con il Torino ha sbagliato, non c’è stata però la copertura dei compagni» 
Udine 20 settembre 2017. Calcio Serie A. Udinese - Torino. © Foto Petrussi
Udine 20 settembre 2017. Calcio Serie A. Udinese - Torino. © Foto Petrussi

«Se ti senti troppo responsabilizzato, avverti pressione e sei sensibile, allora la maglia della squadra della tua città può pesare troppo in relazione alle aspettative. Personalmente mi auguro che Scuffet reagisca presto e che allenatore e società lo difendano, perché Simone è forte e ha tutto il diritto di sbagliare».

Riflessioni e incoraggiamento arrivano da Giovanni Galli, attuale opinionista Mediaset, ma soprattutto ex portiere della Nazionale che a 19 anni si ritrovò a difendere i pali della Fiorentina, lui che da toscano doc veniva atteso al varco dall’esigente pubblico viola, avendo pure “l’aggravante” di essere pisano di nascita.



Galli, a Udine si ha la sensazione che per Scuffet non sia semplice essere profeta in patria e che la maglia bianconera possa pesargli più del previsto. Anche lei provò più pressione alla Fiorentina che in altri club?

«Molto dipende dal carattere ed è chiaro che se la vivi con partecipazione e orgoglio, sapendo che stai facendo il mestiere più bello del mondo, puoi alleggerire una pressione che, al contrario, può invece condizionarti, specie se sei sensibile e molto responsabile».

A suo parere l’errore tecnico commesso col Torino può essere ricondotto al peso della maglia?

«Dan Peterson diceva che nel basket dovresti bucare il pallone con la forchetta per poterlo prendere quando ti scappa, ma al di là dell’errore evidente ci sono molte attenuanti. Il tiro era insidioso, il campo scivoloso e non c’è stata mancata copertura dei compagni né su il tiratore, né sulla parata del portiere e nemmeno su Belotti che è corso sul pallone per segnare. E se ha corso Belotti non capisco perché non abbiano potuto farlo anche i difensori».

Morale?

«L'errore resta, ma il mio consiglio è che reagisca col carattere. Lui è introverso, uno che quando arriva in certi posti, vedi Nazionale, ha quasi paura di dare fastidio e invece deve diventare più dritto, farsi più bastardo tra virgolette, perché un portiere non deve farsi voler bene o essere compatito, ma deve essere scomodo e imporre la sua presenza».

Quindi è una questione di carattere?

«Il carattere vale per tutti e ognuno ha il suo, poi Scuffet ha già vissuto qualche situazione particolare, scendendo in B dopo avere assaporato il grande calcio, ma non bisogna mai offrire il fianco. Lui sa di avere sbagliato, ma in quelle occasioni devi rialzarti e andare a chiedere ai compagni perché hanno lasciato calciare l’avversario così facilmente. Poi sia chiaro che Scuffet ha l’obbligo e il diritto di sbagliare, specie alla sua età».

Meglio se protetto dal tecnico?

«Assolutamente sì. L’importante che la società e l’allenatore abbiano fiducia in lui, perché quella dei tifosi se la conquisterà in seguito».

Il suo consiglio?

«Il ragazzo è forte, altrimenti non gioca con la Under 21. Deve continuare senza lasciare nulla sotto l’aspetto della preparazione e deve avere la forza mentale per reagire, come ha già fatto vedere nella ripresa col Toro».

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