Paga il conto Brignardello il preparatore atletico riuscì a domare il lockdown

UDINE
È finito nel mirino per una serie di infortuni traumatici che alla lunga hanno pregiudicato le scelte di Luca Gotti e il rendimento della squadra. Per questo motivo Giovanni Brignardello è vicino al passo d’addio con l’Udinese, là dove era arrivato il 9 aprile del 2018 e dove, fino al termine della stagione da poco conclusa, è stato il responsabile dello staff dei preparatori atletici, una squadra formata da altri cinque professionisti del settore.
Ha dunque un nome e un cognome il presunto responsabile degli infortuni che tanto hanno gravato in stagione, specie se pensiamo ai legamenti crociati saltati in allenamento a Jajalo, Nestorovski e Braaf, oltre al menisco di quel Deulofeu che si è infortunato al Bruseschi a inizio febbraio, per operarsi poi a metà aprile. Il solo Pussetto si è rotto il crociato anteriore del ginocchio destro sotto gli occhi di tutti, nel match serale perso in casa della Juventus il 3 gennaio. Eccoli qui i “capi d'imputazione” messi sul tavolo del 53enne professore di Chiavari, ovvero una serialità di infortuni traumatici che ovviamente ha a che vedere con una certa imponderabilità negli scontri di gioco, ma forse anche con i carichi di lavoro e i recuperi, quelli dettati dall’attenta valutazione funzionale che è sempre stata la specialità della casa, e non solo per essere stata materia della sua tesi in scienze motorie a Roma.
E fu proprio per la sua abilità nella gestione e nel recupero degli infortunati che Gino Pozzo lo portò all’Udinese nell'aprile 2018, quando ancora c’era Massimo Oddo in panchina, dopo averlo prima voluto al Watford nel 2013, dove Brignardello restò per tre stagioni e mezza prima di approdare all’azzurro della Nazionale targata Ventura. Insomma, non proprio uno sprovveduto, e a questo punto nemmeno uno sconosciuto all’Udinese, che ne ha fatto un “uomo società” da anni, visto che il preparatore ha affiancato i vari Tudor, Velazquez e Nicola fino al rapporto con Luca Gotti. E qui non si può non ricordare il fattore Covid che ha inciso non poco sulle metodologie di lavoro, evidentemente azzeccate un anno fa quando, di questi tempi, l’Udinese si conquistò la salvezza facendo 17 punti nelle 12 partite giocate da metà giugno fino a fine luglio, dopo tre mesi di sosta. —
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