Ikangi si congeda dall’Apu: «A Udine in questi tre anni ho dato tutto, mandi»
L’ala saluta il Friuli e prende la strada di Varese: «La promozione in A1 rimane il momento più bello. Edwars, Della Valle e Shields i più tosti da marcare»

La pallacanestro sa regalare storie di vita molto belle. Come quella di Iris Ikangi a Udine: l’ala pavese arrivò nell’estate 2023 come primo colpo di mercato della nuova Apu della coppia Gracis-Vertemati, fu accolto con un pizzico di diffidenza dalla tifoseria che si aspettava un nome importante, ma è riuscito a entrare nel cuore della gente grazie a impegno, dedizione e sacrificio. Qui ha vinto il campionato di A2 e si è imposto come uomo da starting five in serie A, ma ha anche trovato l’amore e tantissimi amici. Ikangi si congeda dall’Apu dopo un triennio esaltante e 107 partite ufficiali con 717 punti realizzati (6,7 di media a partita) e tanta applicazione in fase difensiva, che gli è valsa il soprannome di fighter.
Ikangi, che sensazioni prova ora che sta salutando Udine e l’Apu?
«Sono dispiaciuto, in questi tre anni ho costruito rapporti umani e ricordi fantastici. Però sono contento di lasciare così, dopo aver raggiunto obiettivi importanti, sia di squadra che personali. A Udine ho dato davvero tutto nei rapporti, non mi sono mai risparmiato».
Qual è il suo ricordo più bello in bianconero?
«Aver vinto il campionato di A2 e riportato Udine nella massima serie, senza dubbio».
La partita più bella dell’Apu?
«Quella di quest’anno in casa contro l’Olimpia. Battere Milano è stato realizzare un sogno».
La sua miglior prestazione?
«Contro Cantù in casa, nell’anno della promozione. Marcavo Tyrus McGee e durante il match mi ruppi il collaterale, ma continuai a giocare ugualmente».
Lei è uno specialista della difesa: quale avversario l’ha messa più in difficoltà?
«Cito giocatori di serie A, dove c’è tanto talento: Edwards, Della Valle e Shields su tutti».
Qual è stata invece la delusione più grande del triennio?
«L’infortunio di Jason Clark nel primo anno di Apu, quindi nel 2023/2024. Avevamo le carte in regola per conquistare la promozione al primo colpo».
Perché ha scelto Varese?
«È una piazza storica che seguo da quando ero un bambino. Io sono di Pavia, a poco più un’ora da Varese, e da piccolo m’immaginavo con quella maglia addosso. Per me, quindi, è un sogno che si realizza. E mi piace il loro progetto, mi sono convinto definitivamente dopo aver fatto una bella chiacchierata con coach Kastritis».
Siamo ai saluti, cosa vuol dire ai tifosi dell’Apu?
«Ragazzi, vi abbraccio tutti. Sono stato benissimo qui. Mandi gente».
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