L’omaggio del padrone del Giro: «È stato un privilegio onorare il Friuli e le vittime del terremoto»

Il danese Jonas Vingegaard si è preso anche la tappa Gemona-Piancavallo, indossando la maglia del leader della generale per l’occasione con la scritta “Il Friuli ringrazia e non dimentica”: «Una vittoria significativa nella mia carriera» 

Antonio Simeoli
Jonas Vingegaard ha dominato anche la tappa friulana con arrivo a Piancavallo
Jonas Vingegaard ha dominato anche la tappa friulana con arrivo a Piancavallo

Tecnicamente nei 15 chilometri di salita verso Piancavallo Jonas Vingegaard ha battuto Pantani. Al Giro 1998 il Pirata fermò il cronometro sul tempo di 36’20”, ventotto anni dopo il vincitore del Tour de France 2022 e 2023, della Vuelta España e oggi del Giro d’Italia, ha fermato il cronometro sul tempo di 36’17”. Insomma, il danese ha battuto Marco di tre secondi.

Ma ha tagliato corto alla fine della tappa quando gli facevano notare la cosa. «Non penso ai record», ha detto Vingegaard.

Nessun cenno a Pantani, del resto anche Tadej Pogacar, due Giri fa, non badò molto alla storia del ciclismo, pensò a vincere e a far divertire i tifosi sulle strade.

Vingegaard è diverso, più misurato, ma ben consapevole del grande significato simbolico della frazione di sabato 30 maggio. Vingo alla partenza di Gemona si è presentato con la maglia rosa che per l’occasione riportava il celebre motto post terremoto del 1976: “Il Friuli ringrazia ma non dimentica”.

La maglia rosa trionfa in Friuli e chiude il Giro: Vingegaard primo sul traguardo di Piancavallo
L'arrivo a braccia alzate di Jonas Vingegaard sul traguardo di Piancavallo

 

Gliel’hanno spiegata la cosa al campione. Che nel dopo tappa non ha avuto dubbi. «È stato un privilegio poter correre con questa maglia rosa speciale e onorare le vittime del terremoto che ha colpito questa terra in cui ho ottenuto una vittoria significativa nella mia carriera», ha detto il 29enne danese che ogni metterà a segno la Tripla Corona, il filotto Tour, Vuelta e Giro, mettendosi a livello di altri sette corridori in attesa che lo faccia il suo grande rivale sloveno. “Pogacar ci manchi”, recitava un cartello sulla strada tra Montereale Valcellina e Aviano. Ma Vingegard, che nemmeno dà la mano per salutare le persone per paura di ammalarsi in qualche modo (e la cosa la dice tutta sulla sua mentalità vincente), è tornato poi sulla sua impresa al Piancavallo.

 

«Incredulo per quanto ho fatto?», ha detto, «Non direi, piuttosto sono stato sempre consapevole delle mie potenzialità qui in Italia e l’ultima tappa di montagna è stata un bel modo di chiudere questa bellissima avventura. Ho cercato di godermela fino alla fine questa frazione, il mio compagno di squadra Sepp Kuss, dopo la vittoria nella tappa di Alleghe venerdì, non stava molto bene, allora ho dovuto anticipare i tempi del mio scatto. Le cose sono andate bene ed ora sono felice».

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Oggi a Roma vincerà il suo primo Giro d’Italia «e non vedo l’ora di rivedere la mia famiglia, mia moglie e i miei due bambini», ha detto il danese che, lo ricordiamo, anche ieri prima di tagliare il traguardo, ha baciato l’immagine della famiglia che sempre ha incollata sul manubrio.

Giro e poi Tour? Il danese, non è un mistero, ha la Grande Boucle nella testa, l’ennesima sfida a Pogacar.

«Non sono uscito sulle ginocchia da questo Giri, anzi la condizione è salita giorno dopo giorno. Ho bellissime sensazioni». E il compagno Piganzoli? «Gli avevo detto che poteva fare la sua corsa», ha chiuso Vingo, «non ce l’ha fatta a strappare la maglia di miglior giovane ad Eulalio, che però se l’è meritata».

E via a Roma, su un circuito finale da urlo. «Bello vincere un grande giro in una capitale», dice. Dopo la doppietta a Parigi, alla fine della scorsa estate Madrid e oggi Roma.

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