Clima, l'allarme di Luca Mercalli alla Notte dei Lettori: «Friuli e Venezia Giulia a rischio migrazioni e inondazioni»
Il focus sul tema della "cura": «Maggio da record in Friuli, fra cinquant'anni mezzo metro d'acqua in più sulle coste da Grado a Venezia. Il negazionismo? Come licenziare il medico per non avere ansia»

Non possiamo permetterci di rimandare “la cura” del nostro pianeta. Il festival “La Notte dei Lettori” apre uno spazio di riflessione sulla situazione attuale, mondiale e territoriale, attraverso un approfondimento con Luca Mercalli, noto climatologo, che si occupa di ricerca su variazioni del clima e ghiacciai delle Alpi, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, comunicazione del rischio climatico, efficienza energetica ed energie rinnovabili, sostenibilità ambientale.
Oggi, sabato 6, alle 18.30, nell’ex Chiesa di San Francesco, nell’incontro “Un pianeta che cambia: clima, energia, emergenze, vulnerabilità” Luca Mercalli, dialogherà con Paolo Mosanghini, condirettore del Messaggero Veneto.
Il tema del festival è la “cura”. Quanto è importante la divulgazione scientifica nel nostro Paese e quanto è percepito il bisogno di cura del pianeta Terra. Siamo consapevoli davvero di quali siano le conseguenze del cambiamento climatico?
«Possiamo fare una metafora molto simile con la medicina. Esiste una divulgazione medica che dovrebbe aiutarci a fare prevenzione su noi stessi per avere cura della nostra salute, per evitare ovviamente di ammalarci gravemente quando poi è tardi. Siamo nella stessa situazione con l’ambiente che ci circonda. Abbiamo necessità oggi di spiegare alle persone cosa sta succedendo, la situazione è decisamente allarmante in tutto il mondo, ovviamente, non solo in Italia, proprio per poi stimolare a fare una cura, a prendersi cura del nostro ambiente prima che sia completamente degradato e che poi le conseguenze arrivino soprattutto sulle generazioni più giovani. La divulgazione ovviamente è importantissima perché è come per il medico spiegare a una persona come funziona il suo corpo e a cosa va incontro se ha dei comportamenti sbagliati. Prendiamo l’esempio più banale: spiegare i danni del fumo a un fumatore e cercare di spingerlo a smettere di fumare questo potrebbe essere perfetto anche come indicazione per l’ambiente, in fondo stiamo facendo fumare troppo le nostre ciminiere e quindi anche il pianeta si intossica».
Il Mediterraneo viene definito un hotspot climatico. Ci può spiegare cosa significa?
«Semplicemente è un posto dove il cambiamento climatico procede più rapido e più intenso rispetto ad altre zone. Quindi un luogo più a rischio. Perché il mare del Mediterraneo è un mare piccolo con una piccola apertura sull’Oceano Atlantico e quindi si riscalda molto più in fretta».
Quindi in un presente immediato il caldo anomalo come nella settimana appena trascorsa in Friuli, e nel prossimo futuro emigrazione delle popolazioni del Mediterraneo?
«A questo proposito è stata l’ondata di caldo più precoce di sempre, avere queste temperature a maggio non era mai capitato prima. Potremmo avere problemi per le migrazioni di altri paesi del Mediterraneo ma potremmo essere anche noi stessi, tra qualche decennio, ad essere obbligati a migrare a causa di questioni climatiche: troppo caldo e siccità nelle nostre regioni del sud, problemi legati ad eccesso di eventi estremi, carenza di produzione agricola, e l’aumento del livello del mare che in Venezia-Giulia è importante.
Tutta l’area che va da Grado a Venezia è soggetta a sempre maggior rischio di inondazione per via dell’aumento del livello del mare. Tutto questo caldo favorisce lo scioglimento dei ghiacci e aumenta il livello dei mari. In futuro dobbiamo attenderci che tutta l’area della laguna, tra cinquant’anni, potrebbe avere mezzo metro di acqua in più. A Venezia il Mose non servirà più con un livello permanente di aumento del livello del mare. Il Mose serve per le maree temporali. Non potrà fare nulla e questo la dice lunga su quello che potremmo perdere come comunità, non solo le vite delle persone ma anche le straordinarie opere che abbiamo in questi territori».
Quando qualcuno ci dice che il cambiamento climatico è una fake news, cosa possiamo rispondergli?
«Guardi, non lo so. La mia esperienza è che quando c’è l’irrazionalità davanti a noi è impossibile trovare ascolto. Cosa può fare un medico difronte a un novax? Non riesce a convincerlo perché il pregiudizio che ha portato a quella posizione è così forte che non si riesce a sconfiggere con il ragionamento. Meglio rivolgersi alle persone che sono disposte ad ascoltare perché ci sono persone che non hanno ancora le informazioni, non conoscono il problema ma hanno un approccio verso gli esperti del settore che è una domanda. Siamo in un momento che è terribile, in cui il negazionismo sta crescendo e ha due facce: una sono i precisi interessi economici, come quello delle lobby delle energie fossili, e poi c’è un negazionismo molto banale, di difesa psicologica. Rifiuto il problema perché così non mi creo ansia, obblighi. Equivale un po' a licenziare il medico invece che ascoltarlo».
L’ecoansia come si sconfigge?
«In un modo semplice, prendendo la medicina come quando il medico ci dice: la malattia è brutta ma se tu fai questa cosa guarisci. È così che si sconfigge l’ecoansia. Nel momento in cui si è capito il problema non bisogna rifiutarlo. La cura è risparmiare energia, usarne meno, in modo più intelligente, non sprecare, passare alle rinnovabili, fare azioni».
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