L’omaggio a Talotti, Nicola Roggero a Udine: «Alessandro era un talento raro»
Il cronista di Sky Sport presenta il suo libro nell’ambito di UdinJump Development

I ricordi legati ad Alessandro Talotti, il grande saltatore in alto udinese. Poi l’amicizia con Adriano Vertemati, coach dell’Apu. C’è del Friuli nella vita di Nicola Roggero, cronista di Sky Sport che stasera, alle 18.30, presenta al Villalta Bistrot di viale Gio Batta Bassi il suo libro “Storie di atletica e del XX secolo”. L’evento fa parte del programma di UdinJump Development, il meeting di salto in alto del 4 febbraio ideato nel 2019 proprio da Talotti, una persona che il cronista ricorda come “sensibile, intelligente, umile e dai mille talenti”.
Roggero, inevitabile partire da un ricordo del saltatore friulano.
«Mi trovavo a Firenze per un’edizione del Golden Gala. Passarono le immagini del primato italiano indoor, quel 2,32 che Alessandro stabilì a Glasgow nel 2005. Non ricordavo di essere stato io a commentare quel risultato. Al tempo Talotti era il miglior saltatore azzurro: l’anno prima arrivò in finale ai Giochi Olimpici di Atene».
Quando conobbe Alessandro?
«Subito dopo il termine della sua parentesi agonistica. Ricordo una persona sensibile, intelligente, con un grande umiltà e dai mille talenti. Era ironico e già predisposto al post-carriera, dimostrata dal fatto di aver ideato UdinJump. Talotti fa parte della grande e singolare scuola di saltatori friulani: il 50 per cento dei migliori azzurri arriva da questa terra di grandi atleti».
Il salto in alto italiano maschile è in un momento di ottima salute come tutta l’atletica italiana, rinata dopo anni difficili. A cosa è dovuta questa ripartenza?
«All’effetto psicologico derivato da ciò che successe il 1° agosto 2021 ai Giochi di Tokyo, quando Jacobs e Tamberi vinsero l’oro rispettivamente nei 100 metri e nel salto in alto in pochi minuti. Nei giorni successivi arrivarono altri ori: da allora i nostri atleti si sono accorti che possono essere competitivi».
Sono esplosi intanto anche campioni come Mattia Furlani e Nadia Battocletti.
«I talenti nascono, ma c’è una classe “media” di questo sport che si comporta molto bene a livello internazionale. Ricordo i meeting della Diamond League in cui si esibivano al massimo uno o due azzurri. Ora ce ne sono cinque-sei».
Roggero, quali sono i suoi tre campioni del cuore?
«Nell’atletica Edwin Moses, la bellezza applicata allo sport. Nel ciclismo Jacques Anquetil, un altro atleta elegante. Nel calcio Johan Cruijff. È l’unico giocatore che ha diviso il calcio in due epoche: era il maggior interprete di un’Olanda che ha cambiato il modo di giocare».
Rimanendo nel calcio, quali sono le maggiori differenze che nota tra Premier League e Serie A?
«In Inghilterra si ha una visione, qui si guarda all’oggi».
Oggi arriva a Udine, dove incontrerà il suo amico Vertemati.
«Ci siamo conosciuti a Spotorno, dove mi trovavo con il mio collega Alessandro Mamoli. Sono contento di come stia facendo a Udine. E il successo con Cremona non è così banale. Ricordo poi che commentavo Alessandro Gracis (il ds dell’Apu, ndr) quando giocava a Pesaro. Era un play ordinato e leale. Non mi sorprende che stia facendo bene da dirigente». —
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