L’Udinese regala tre punti al Cagliari

CAGLIARI. Leziosa e sfortunata davanti, sconsolante in difesa. È tornata la vecchia Udinese, quella che faceva disperare il Friuli, quella incapace di essere continua nei risultati e nei passi in avanti.
Avanti? A Cagliari ne ha fatto uno indietro, ipnotizzata da un paio di movimenti degli avversari e poco lucida nel concretizzare la supremazia territoriale (54% di possesso palla) e di produzione, visti i 14 tiri contro i 6 dei sardi.
Delneri? Si è infuriato anche con i santi, oltre che con la bottiglietta d’acqua nelle vicinanze, in occasione del raddoppio del Cagliari e ha pagato le scelte iniziali, considerando che il bis di Matos (titolare sulla destra) non ha convinto, mentre Ali Adnan al posto dello squalificato Felipe ha mostrato i soliti difetti, anche se a Gigi – in sede di commento – è piaciuto in fase difesiva.
Con lui in campo dal primo minuto l’Udinese ha vinto ben poche partite nell’ultimo anno e mezzo. Carta canta, a questo punto: l’iracheno a dispetto dell’ego, smisurato (come si può notare alla frenetica voglia di battere ogni punizione che venga assegnata dalla trequarti in su), è ancora un pesce fuor d’acqua nel nostro calcio, fatto di malizia e tattica.
Ma è la consistenza di tutta la squadra a preoccupare chi si aspettava finalmente un salto in alto nel gioco, non solo in termini di qualità. Prendete l’inizio qui a Cagliari. Di marca bianconera, con almeno un paio di occasioni chiare che dovevano essere sfruttate, la prima su una ripartenza di Thereau (tra i più attivi) per Fofana, che ha calciato a lato con un diagonale rasoterra, la seconda su un traversone dalla destra che Zapata ha ciccato in modo clamoroso per un centravanti, proprio all’altezza del dischetto, decisamente smarcato.
Proprio il Panteron deve essere oggetto di una riflessione attenta. È senza ombra di dubbio unico per come riesce a far salire la squadra e fare da punto di riferimento nelle ripartenze, ma se non segna i gol facili (all’ultimo minuto col Toro, col Genoa a Marassi, ieri a Cagliari) diventa un lusso che l’Udinese non può permettersi.
Anche perché in difesa balla... Anvedi come balla: Wague è stato da incubo, ha favorito l’avvio dell’azione da rigore dei rossoblù di casa, ha regalato a Farias il tiro del possibile 2-0 con un retropassaggio, e se a questo si associano le difficoltà in copertura degli esterni, il già citato Adnan e Widmer (poi sostituito dal redivivo Faraoni per un infortunio alla caviglia da valutare), il gioco per gli avversari e fatto. Danilo? Dopo la settimana turbolenta ha partorito un’altra gara non da leader, ricordandosi di fare il capitano solo quando Peñaranda e Perica (inseriti in corsa da Delneri) si sono mandati ripetutamente a quel paese a metà ripresa.
La corpertura dei centrocampisti merita un altro capitolo. Kums paga in termini fisici quando deve fare da interditore puro, la ripartenza del Cagliari che ha portato al raddoppio è la fotografia di questa analisi: piedino tolto in contrasto e via all’ondata rossoblù culminata con un’azione già contro il Napoli, sull’asse Callejon, Hysaj e Insigne, ha fatto piangere il Friuli la scorsa settimana.
Fofana? A strappi: ha realizzato un gol da applausi, ne ha sbagliato un altro, si è barcamenato in copertura. Meglio nelle ripartenze Jankto, forse il migliore dei bianconeri quando Gigi ha riconvertitro il suo 4-3-3 “mobile” in un 4-2-3-1 con Perica punta unica, Penaranda a sinistra e Thereau a destra del ceco: duranti questi assalti l’Udinese ha centrato due “legni”, il primo con il francese, il secondo con il venezuelano, al quale Storari ha tolto la gioia del primo gol italiano. È lì che è finita la partita di Cagliari. Sul palo.
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