L'Udinese ha una difesa brasiliana, ma non balla come prima

La chiamano retroguardia a “3 e mezzo” con i centrali Danilo, Felipe e Samir. Con il Bologna non ha subito gol, contro l’Atalanta ha costruito un fortino
Atalanta's Andrea Petagna (l) and Udinese's defender Felipe during the Italian Serie A soccer match Atalanta vs Roma at Stadio Atleti Azzurri d'Italia in Bergamo, Italy, 11 December 2016. ANSA/PAOLO MAGNI
Atalanta's Andrea Petagna (l) and Udinese's defender Felipe during the Italian Serie A soccer match Atalanta vs Roma at Stadio Atleti Azzurri d'Italia in Bergamo, Italy, 11 December 2016. ANSA/PAOLO MAGNI

UDINE. La chiamano difesa a “3 e mezzo” per spiegare la nuovo frontiera tattica del nostro calcio, quella di una linea capace di trasformarsi, di partire a 4 per poi gioca a 3.

Lo fa la Juventus quando abbandona il tradizionale schieramento, lo fa la Roma di Spalletti e adesso anche l’Udinese, ma soltanto nelle ultime due uscite Delneri ha potuto ricavare 6 punti in classifica grazie a una difesa davvero attenta, praticamente impermeabile, se si considera che con il Bologna non ha incassato reti e con l’Atalanta è riuscita a resistere per un tempo, presidiando il fortino, per poi capitolare e quindi rimettersi in trincea.

Made in Brazil. Sommando le due osservazioni (tattica più risultati) è chiaro che l’assetto brasiliano della difesa a 4 dell’Udinese è sulla buona strada per diventare un valore aggiunto.

Con Danilo e Felipe centrali, con Samir a sinistra, capaci di “ruotare” sul campo quando a destra avanza Widmer, Gigi sta cominciando a sistemare le crepe che si aprivano spesso e volentieri nelle retrovie.

Meglio andare con i piedi di piombo, avere di nuovo – a distanza di anni – una retroguardia affidabile sarebbe davvero una vittoria per il tecnico di Aquileia, ma le sensazioni sono positive e sono in attesa di conferme nelle prossime giornate, con Crotone e Sampdoria, dove il complesso Udinese potrebbe fare un balzo in avanti, in termini di classifica.

La genesi è stata lunga, frenata da acciacchi, dalla volontà di non escludere dai “giochi” Ali Adnan, esterno sinistro che non pare all’altezza del ruolo da titolare per le carenze tattiche in fase difensiva.

Si addormenta. Ricorda per certi aspetti un giocatore honduregno, Samuel Caballero, che l’Udinese portò a casa 15 anni fa e che per tre stagioni si ostinò a tenere in casa in virtù di un curriculum di tutto rispetto in nazionale.

Come l’iracheno. Per la cronaca, allora con l’avvento di Spalletti sulla panchina bianconera Caballero fu spedito altrove: finì la carriera in Cina, non nel Barcellona. Ora tocca a Delneri.

Le idee di Gigi. Meglio Samir, il carioca che negli scorsi giorni ha compiuto 22 anni ed è diventato papà della piccola Alice – auguri! –, giocatore che anche il grande Zico apprezzava quando vestiva la maglia del Flamengo.

Delneri lo ha avuto in prestito la scorsa stagione a Verona e sa che è un difensore centrale utilizzabile sulla fascia sinistra, da terzino, in virtù di una carica agonistica notevole per un brasiliano.

Così, dopo aver dirottato Felipe in quel ruolo (per necessità) per quattro partite, dopo aver visto Adnan a Cagliari, ha sistemato Samir “largo”.

Una mossa che ha riportato Felipe a casa, al centro della difesa, dove così Danilo si è spostato a destra, là dove agiva Wague.

«Ci servono due mancini: Felipe e Samir sono una bella coppia», ha svelato Gigi prima di partire per Bergamo. Dove la difesa brasiliana non ha ballato.

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