L'errore nello slancio, poi la ripresa e la conquista del bronzo e del record italiano: Mirko Zanni nella storia

PORDENONE. Mirko Zanni nella storia: il pesista pordenonese ha conquistato la medaglia di bronzo nella categoria 67 kg alle Olimpiadi di Tokyo. Lo ha fatto al debutto a cinque cerchi con cuore, coraggio e orgoglio, guardando il cielo per trovarvi il nonno, al quale ha dedicato la medaglia, rivolgendo lo sguardo al Friuli dove a spingerlo c’erano la sua famiglia, gli amici, una terra e la sua gente.
Per andare a prendersi un bronzo che pesa tanto, tantissimo, Zanni si è spinto oltre i propri limiti stabilendo, con 322 kg, il nuovo record italiano. Dopo l’argento nella classifica totale conquistato agli Europei di Mosca dello scorso aprile – dove aveva vinto l’oro nello strappo –, il 23enne di Cordenons regala una medaglia olimpica nella pesistica all’Italia dopo 37 anni: l’ultima era stata l’oro di Norberto Oberburger a Los Angeles 1984. Il futuro è suo, ma già il presente è meraviglioso.
I VIDEO
Dopo l’oro di Daniele Molmenti nel kayak a Londra 2012, il bronzo di Zanni è la seconda medaglia olimpica pordenonese della storia. La vittoria, al Tokyo international forum, è andata al grande favorito della vigilia, il cinese Lijun Cheen, campione del mondo nel 2018 e 2019 e detentore del record del mondo (339 kg), che ha totalizzato 332 kg, uno in più del colombiano Luis Javier Mosquera Lozano, argento. La gara è stata incerta e spettacolare fino alla fine, con Cheen che si è imposto alzando 187 kg nella seconda prova dello slancio, vanificando così la magistrale prestazione di Mosquera Lozano, a lungo in testa.
IL NOSTRO SPECIALE SULLE OLIMPIADI.Tokyo2020, il Friuli Venezia Giulia alle Olimpiadi: i campioni, le medaglie e una storia lunga 108 anni
E Zanni? Nella prima prova di strappo Mirko ha alzato con successo 145 kg, quindi ha fallito due tentativi a 150 kg. Due errori che probabilmente gli hanno tolto un po' di concentrazione e lo hanno innervosito, ma non si è perso d'animo e quando tutto sembrava compromesso, è andato a prendersi un posto nell’olimpo della pesistica.
E dire che le cose si erano messe davvero male nello slancio. I 172 kg alzati al primo tentativo gli erano stati annullati dai giudici, quindi l’errore a 177 kg: Zanni, come ha svelato a fine gara, non sapeva di aver fallito anche la prima prova di specialità. Si è presentato quindi in pedana per l'ultima volta senza sapere di essere a rischio eliminazione.
Viene da pensare che il suo cuore non fosse comunque leggero, in quegli istanti si giocava anni di sacrifici e rinunce, un pezzo della sua vita, non soltanto agonistica. Va sottolineato un momento. Falliti i 177 kg, Zanni è stato rincuorato dai tecnici della nazionale: per un istante, pochi secondi appena, si è coperto il volto con un asciugamano. Lì deve aver trovato qualcosa dentro, lo spunto del fuoriclasse o qualche altra peculiarità del campione, pensando al nonno, Giuseppe Biasio, e a chi era in Friuli, ma era come se fosse accanto a lui. Poi l’alzata perfetta: 177 kg al cielo, la medaglia che si avvicina.
IL VIDEORACCONTO.La domenica bestiale di Mirko Zanni: la medaglia, la chiamata a casa e la gioia di Pordenone
Rimaneva un ostacolo verso il podio olimpico, l'uzbeko Adkhamjon Ergashev: il turco Furkan Ozbek, che aveva battuto Zanni agli Europei di Mosca, era uscito dalla gara fallendo i tre sollevamenti di slancio. Rimaneva l’uzbeko, si diceva, e quando Ergashev ha sbagliato l’ultima prova a 184 kg, la medaglia è diventata una meravigliosa certezza. “Silvia”, la cintura che lo accompagna dall'inizio del suo percorso agonistico, era all’ultima recita: dopo Tokyo, Mirko la riporrà in bacheca. Si sono regalati un’interpretazione finale da protagonisti, la domenica da leone del friulano d’acciaio che è già nella storia.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








