La volata di Zandegù a Udine prima delle 3 Cime delle spinte

Che accoppiata di frazioni nell’edizione 1967 col duello regale Gimondi-Anquetil 

Due tappe del passato oggi nel nostro mirino, per colmare la lacuna del Giro che non c’è causa virus e che oggi avrebbe dovuto affrontare la tappa numero 8, Castrovillari Brindisi.

La corsa rosa del 1967, la cinquantesima edizione, in Friuli visse due giornate importanti con le tappe 17 e 18, la seconda storica ed entrata nella leggenda del ciclismo, il primo arrivo sulle Tre Cime di Lavaredo sotto la neve, con la vittoria di Gimondi e il successivo annullamento della frazione per troppe spinte da parte del pubblico. Ma andiamo per ordine: quello fu un Giro grandi firme.

C’era Anquetil, uno dei più grandi di tutti i tempi, c’erano Gimondi, già vincitore del Tour due anni prima, ma anche Adorni, Balmamion, il giovane Merckx.C’erano le grandi squadre: Salvarani, Molteni, Bic, Cynar, Filotex, Kas. Prima delle Dolomiti ecco la Vicenza Udine: 169 km, tradizionale arrivo in volata. In piazza Primo maggio davanti a una folla in delirio la volata di Dinò Zandegù, che aveva trionfato al Giro delle Fiandre è solare. Dietro Altig e Planckaert.

Il giorno dopo le montagne. E, come spesso accaduto nelle prime 50 edizioni di Giro, le strade friulane, in attesa di diventare fulcro della sfida con l’ingresso del mito Zoncolan (ci arriveremo fra qualche tappe), sono perfetto aperitivo della gloria. Centosettanta chilometri sotto la pioggia, poi l’attacco alla salita scoperta dieci anni prima da Torriani. Era una mulattiera della Grande Guerra, 4 km di arrampicata verso il cielo fino quasi a quota 2.400 metri. Ora ci sono i rapporti speciali, le bici leggere e lassù c’è l’asfalto. Allora buche, ghiaia e tratti in cemento. E la neve. Gimondi, che dall’agosto scorso non c’è più e la sua saggezza manca molto al ciclismo, sferra l’attacco su Anquetil. I corridori sono stremati, arrivano dai tifosi impietositi un sacco di spinte.

La tappa viene annullata dai giudici. Gimondi e la Salvarani minacciano di lasciare il Giro. Poi il grande Felice riparte e completa l’opera prima di Milano vincendo il primo Giro davanti a Balmamion e, appunto, al signore delle crono.

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