La cestista Vittoria Blasigh dai mondiali al Mv: «E pensare che prima facevo danza classica»

Le lacrime di Vittoria dopo il suo show e il ko ai Mondiali lasciano posto ai sogni. «Arriviamo tra le prime sei agli Europei 2027 e così voliamo a Los Angeles»

Giuseppe Pisano

Le lacrime di Berlino hanno già lasciato spazio ai sogni nel cuore di Vittoria Blasigh. La 22enne cestista udinese li ha condivisi con la nostra redazione sportiva in una gradita visita in uno dei suoi pochissimi giorni di vacanza, compressi fra la fine del Mondiali femminili di basket e la ripartenza per Orlando e la nuova avventura con University of Central Florida.

“Vicky”, il soprannome che gli hanno dato negli States, arriva al giornale in perfetto orario, accompagnata da mamma Paola Govetto, ex giocatrice di basket con l’Eurocar Udine del presidente Mauro Ferrari. L’enfant prodige del nostro basket a ha preso la patente oltreoceano, ma in Italia ancora non può guidare. Indossa una t-shirt dell’Italia e i pantaloncini bianchi, da perfetta ambasciatrice della Nazionale.

L’ultima volta che era passata a trovarci era assieme alle compagne di squadra della Delser e non era neanche maggiorenne.

Vittoria, quali sensazioni ti sei portata a casa dai Mondiali?

«Per me è stato come un sogno poter vivere emozioni così belle con il gruppo azzurro. A Berlino c’era una bellissima atmosfera, con tanti tifosi italiani. Sono contentissima di aver fatto parte di questo progetto».

Vittoria Blasigh al Mv: "Vi racconto il mio sogno americano"

Sei appena tornata e già devi ripartire.

«Sì, mercoledì vado in Florida, a Orlando. Sono felice, ho un allenatore che mi dà tanta fiducia e crede veramente in me: questa è una cosa importante, perché sarà il mio ultimo anno di college e voglio dare il meglio di me stessa per migliorarmi, come giocatrice e come persona».

Sei anche una brava studentessa, vero?

«Sì! Mi sono laureata in tre anni in Economia, ora inizio la magistrale in Finanza Tecnologica».

È stata tua mamma a trasmetterti la passione per la palla a spicchi?

«No, io facevo danza da Ceron, proprio qui vicino. Poi un giorno, quando avevo otto anni, sono andata a vedere una partita di pallacanestro femminile con un amico e nell’intervallo sono andata a tirare come si usa fare. Sandra Salineri mi ha notato e mi ha chiesto se volevo provare a giocare».

Qual è l’allenatore a cui sei più legata?

«Massimo Riga, mi ha dato fiducia dandomi tanti minuti in prima squadra a Udine».

Come ti ha cambiato la partita con l’Australia?

«Tanto del merito è delle mie compagne, io sono entrata in un gruppo nuovo e loro mi hanno dato tanta fiducia. Quando sono entrata in campo mi sono detta “voglio vincere”, e ho dato tutta me stessa perché ci tenevo tantissimo».

Alle ragazzine che ti vedono come un esempio che messaggio lanceresti?

«Sicuramente di divertirsi, però di farlo anche con un po’ di competitività: è importante dare sempre il massimo ogni giorno, allenandosi con costanza e ponendosi degli obiettivi. Porto anche il mio esempio: uscire dalla comfort zone aiuta a crescere, perché ci si confronta con gente più forte e si deve far fronte alle difficoltà».

A proposito di comfort zone, perché spesso i giocatori italiani esplodono all’estero e non in patria?

«Secondo me all’estero sei visto in maniera diversa. Essendo uno straniero ci si aspetta di più e sei costretto ad aumentare l’impegno. Come dicevo prima, le difficoltà aiutano a crescere».

Ci vivresti negli Stati Uniti?

«Miami mi è piaciuta tanto, sia per la città che per lo stile di vita. Però l’Italia è un’altra cosa e Udine è la mia città. Il cibo, le persone, tutto».

Il cibo che ti manca di più del Friuli?

«Il frico! Però mi diletto a cucinare per le mie compagne, mi piace fare la carbonara».

Ci racconti il tuo sogno dopo la carriera universitaria?

«Partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles nel 2028, dovremo centrare la qualificazione arrivando tra le prime sei ai prossimi Europei, e poi naturalmente giocare in Wnba. O in alternativa l’Eurolega». Good luck, Vittoria.

 

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