I videogiochi sono uno sport, storica apertura del comitato olimpico. I nostri campioni: "Chi lo spiega ai bimbi?"

Il Cio apre alla competizione di playstation: gli atleti 3.0 si scaldano per Parigi 2024. Le nostre glorie olimpiche Di Centa, Cainero e Mian: «Speriamo sia uno scherzo»
Visitors play the game Starcraft at the computer and video games fair Gamescom in??Cologne, Germany, 06 August 2015. ANSA/OLIVER??BERG
Visitors play the game Starcraft at the computer and video games fair Gamescom in??Cologne, Germany, 06 August 2015. ANSA/OLIVER??BERG

A noi viene da ridere, e crediamo non solo a noi. Uno s’immagina lo sport come fatica, passione, sudore, vittoria, sconfitta, aria pura, aria rarefatta se ci si allena in altura. Uno si immagina le Olimpiadi antiche, il barone De Coubertin, Dorando Pietri, Zatopek, Cassius Klay a Roma ’60, i due statunitensi col pugno chiuso sul podio di Città del Messico. E ancora Mennea, Carl Lewis, il Dream Team, i due ori di Giorgio Di Centa, l’oro e l’argento di Chiara Cainero, l’argento super nel 2004 dell’Italbasket targata Friuli con Miki Mian e gli altri ad Atene. Insomma, uno s’immagina lo sport.

Poi la decisione lunare. da parte del Cio, il governo dello sport mondiale. Tenetevi forte: i videogiochi sono uno sport, e forse presto sbarcheranno alle Olimpiadi. Il Comitato olimpico internazionale per la prima volta ha dichiarato che i cosiddetti ESports sono vere e proprie discipline agonistiche, insomma sport veri e propri. Risultato, se gli “atleti della playstation” faranno i controlli antidoping e se il Cio spazzerà via l’ombra delle scommesse, che incombe su questi divertimenti 3.0, le porte olimpiche si potrebbero aprire giù a Parigi nel 2024. E a questo punto c’è pure da stare allegri che questo scempio non avvenga a Roma, visto il ritiro della candidatura italiana un annetto fa.

Andatelo a dire alle mamme, ora, che per anni hanno ingaggiato battaglie (dialettiche) epiche contro i propri figli che agli sport di squadra o meno, ma comunque “sudati”, preferivano allenare i propri i polpastrelli delle playstation. E pure Francesco Totti un giorno disse: «Ho squajato la playstation» raccontando come passasse il tempo libero nel ritiro azzurro. Ma almeno lui in campo sudava. Al Cio sono impazziti? Sì e no. Le Olimpiadi sono diventate una macchina da soldi e così l’occhiolino a i videogiochi è anche un abbraccio (mortale’) a un mondo che ha un fatturato che nel 2017 supererà la barriera dei cento miliardi di dollari.

«Gli e-sports competitivi possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un’intensità che può essere paragonata a quelle degli atleti delle discipline tradizionali», dice il Cio. Quali sono questi “sport”? Ci sono tornei dei maggiori giochi in circolazione: Fifa per gli amanti del calcio, Call of Duty per gli amanti dei giochi di guerra, o giochi di strategia magari meno noti ma molto apprezzati nel settore come il fantasy Warcraft.

Chisura, obbligata con tre campioni non da playstation. Giorgio Di Centa, il doppio oro di Torino 2006 resta basito: «Non trovo le parole per commentare, mi pare assurdo». Già, lui sulla neve ha passato migliaia di ore a sudare e sognare. Chiara Cainero: «Al Cio forse c’è bisogno di un cambio generazionale, servono giovani che abbiano idee...non come questa. Io il mio bimbo lo mando a ginnastica e poi lo manderò a minibasket da Michele Mian». Il barba, argento ad Atene, e prototipo dell’atleta sudore e passione? Sconsolato: «Una mamma, dispiaciuta, l’altro giorno mi ha detto che suo figlio preferiva la playstation al minibasket e che non sarebbe più venuto in palestra» dice. Ora chi glielo spiega alla mamma?». E se avesse ragione il bimbo? No, non può essere.

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